Nonna Riccardina Manzotti compie 100 anni: «Sono pochi»
Scandiano, venerdì scorso, 22 febbraio, l'anziana ha festeggiato il compleanno alla casa famiglia “Villa Aurora” di Sant’Antonino di Casalgrande, di cui è ospite dal 2016. Presente in fratello 95enne
SCANDIANO. Venerdì scorso, 22 febbraio, Riccardina Manzotti ha festeggiato il 100° compleanno alla casa famiglia “Villa Aurora” di Sant’Antonino di Casalgrande, di cui è ospite dal 2016. Con lei hanno festeggiato i famigliari (tra cui il fratello Lino, 95 anni), gli amici e l’amministratore responsabile della casa famiglia, Maurizio Franchini. Il padre Romeo e la madre Orsolina hanno abitato ad Arceto per molti anni. Riccardina è stata la primogenita di sei fratelli e una sorella: Lino (l’unico rimasto), Ivo, Clemente, Janos, Dino, Sante e Olga. Si è poi sposata con Clemente Catellani nel 1945 andando ad abitare alle Casellette di Scandiano. . Caratterialmente forte e risoluta ma anche molto tenera e umile, Riccardina ha condotto una vita semplice, lavorando duramente in casa e, come contadina, la terra, attraversando momenti molto difficili, come la guerra. È stata testimone e partecipe di un secolo pieno di cambiamenti, in Italia e nel mondo.
Nel giorno del 100° compleanno, felicemente straordinario e importante, le hanno fatto i migliori auguri i due figli Anna e Cesare, i nipoti Morena, Alessandra, Erica, Ilaria, i figli dei nipoti Francesco, Tommaso, Denis, Elena e Nicole, il fratello Lino, e gli altri parenti.«Cento anni sono tanti per chi ancora non li ha compiuti – affermano i famigliari di Riccardina – ma stamattina al telefono ha tranquillamente risposto che per lei sono pochi; questo mentre stava ridendo e giocando a tombola con le sue amiche. Con tutto l’affetto del mondo, auguri di buon compleanno, cara Riccardina».
Laura, moglie di un suo nipote, le ha dedicato la poesia “Mia giovinezza” di Ada Negri: «Non t’ho perduta. Sei rimasta, in fondo all’essere. Sei tu, ma un’altra sei: senza fronda né fior, senza il lucente riso che avevi al tempo che non torna, senza quel canto: un’altra sei, più bella. Ami, e non pensi esser amata: ad ogni fiore che sboccia o frutto che rosseggia o pargolo che nasce, al Dio dei campi e delle stirpi rendi grazie in cuore. Anno per anno, entro di te, mutasti volto e sostanza. Ogni dolor più salda ti rese: ad ogni traccia del passaggio dei giorni, una tua linfa occulta e verde opponesti a riparo. Or guardi al Lume che non inganna: nel suo specchio miri la durabile vita. E sei rimasta come un’età che non ha nome: umana tra le umane miserie, e pur vivente di Dio soltanto e solo in Lui felice. O giovinezza senza tempo, o sempre rinnovata speranza, io ti commetto a color che verranno: - infin che in terra torni a fiorir la primavera, e in cielo nascan le stelle quand’è spento il sole». —
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