Gazzetta di Reggio

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lotta alla violenza di genere 

Psicologi e percorsi di cura per gli uomini “maltrattanti”

Ambra Prati
Psicologi e percorsi di cura per gli uomini “maltrattanti”

Fondata dall’associazione Papa Giovanni XXIII, la struttura si chiama “Sum” Matteo Iori: «Può partecipare chiunque, non solo chi ha già agito con violenza»

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Si chiama Sum (Servizio uomini maltrattanti) ed è una nuova struttura, allestita dall’associazione Papa Giovanni XXIII, che mancava a Reggio Emilia, città all’avanguardia sul fronte della lotta alla violenza di genere. La onlus pensava da tempo di colmare questo vuoto (a Parma e Modena è attivo un servizio simile che fa capo all’Ausl) e ora lo ha realizzato a proprie spese, inviando due operatori a lezione al Cam (Centro ascolto uomini maltrattanti) di Firenze, il primo a nascere in Italia nel 2009.

LE MOTIVAZIONI

I motivi del nuovo servizio risiedono anzitutto nei numeri della violenza: a Reggio nel 2017 sono state 127 le donne prese in carico dai poli territoriali, 331 le nuove vittime che si sono rivolte all’associazione Nondasola e 360 le ferite arrivate al pronto soccorso.

Se i dati sono noti grazie a strutture reggiane che hanno lavorato su questo fronte in anticipo sui tempi, manca però una fotografia del versante opposto, gli aggressori, mai intercettati finora.

«Ci sono molte risposte per le vittime, ma si sentiva la necessità di un servizio specifico rivolto a chi gli abusi li compie – ha spiegato il presidente della Papa Giovanni, Matteo Iori – La violenza di genere ha costi sociali alti, è caratterizzata da un’escalation e spesso gli autori sono stati a loro volta bambini costretti ad assistere a soprusi, in una spirale contagiosa. In più, dagli altri nostri sportelli (per tossicodipendenza o ludopatia), è emerso che gli uomini che hanno problemi di gestione della rabbia non si rivolgono ai servizi sociali per timore di conseguenze, del tipo “mi portano via i figli”».

Perciò, quando nel 2017 è stato organizzato il convegno “Chi fa la violenza e chi la subisce”, l’associazione ha deciso di investire sulla prevenzione e sulla possibilità di modificare il processo intervenendo a monte.

Oggi, prosegue Iori, «siamo pronti per offrire questo servizio, in rete con gli altri, alla città, nella convinzione che occorra agire su più fronti. La Papa Giovanni investe risorse proprie e il servizio sarà gratuito per gli utenti».

IN COSA CONSISTE

Lo sportello consiste, sulla base delle richieste che perverranno a una segreteria telefonica, in colloqui individuali su appuntamento e in un percorso di circa sei mesi all’interno di un gruppo psicoeducativo. I destinatari sono uomini che (nel passato o nel presente) hanno maltrattato (o sono stati in procinto di farlo) membri della propria famiglia.

«Poiché l’obiettivo è la prevenzione, può partecipare chiunque pensi di avere questo problema, non è necessario aver agito con violenza. Nel gruppo forniremo consigli pratici e immediati su cosa fare quando sale il sangue alla testa – ha precisato Iori – ad esempio abbiamo già avuto la prima richiesta da parte di un uomo che, consapevole di non riuscire a gestire il rapporto con la compagna, ha chiesto aiuto volontariamente».

Se la volontarietà è requisito indispensabile dell’intervento a chiamata, il Sum reggiano accetterà anche chi arriverà in modo coatto. «Abbiamo siglato un accordo con l’Ufficio esecuzioni penali del tribunale – ha proseguito Iori – chi si presenta di sua sponte è l’ideale, ma dalla nostra esperienza anche i tossicodipendenti che accettano la comunità solo per evitare il carcere (quindi senza motivazione reale) spesso strada facendo si rendono conto dell’utilità del percorso». —



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