Gazzetta di Reggio

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baiso, il processo 

S’infortuna il primo giorno di lavoro condannato per falso un ristoratore

T.S.

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Baiso. Il 27 settembre di cinque anni fa in un ristorante di Baiso – di cui Federico Ovi, 36 anni, è il titolare – c’è bisogno di un rinforzo e viene ingaggiata una donna che aveva già lavorato nel locale.

Ma quel giorno, mentre pulisce un macchinario, la lavoratrice si taglia un dito e viene portata al pronto soccorso dai genitori del ristoratore. Verrà poi dimessa con una prognosi di 30 giorni. Successivamente viene inviata all’Inail la denuncia di infortunio sul lavoro, con il 27 settembre 2014 come data di assunzione e licenziamento. Tutto nello stesso giorno, il che desta dei sospetti poi finiti in Procura. E con l’accusa di falso ideologico viene emesso un decreto penale di condanna: il giovane ristoratore si oppone e s’innesca il processo – in tribunale a Reggio Emilia – davanti al giudice Stefano Catellani. E ieri, in aula, sono emersi diversi particolari in più, specie quando parla l’imputato: «Quel giorno ero in vacanza a Barcellona – spiega Ovi che ora lavora come maestro di sci in Alto Adige – e del ristorante se ne stavano occupando due persone che ad ottobre sarebbero subentrate nella gestione. La lavoratrice venne chiamata dai due futuri gestori all’insaputa dei miei genitori che, essendo commercialisti, hanno sempre seguito il locale dal punto di vista amministrativo. Infatti accompagnarono loro la lavoratrice in ospedale». Per la Procura il 36enne era consapevole del falso inoltrato all’Inps e ha chiesto la condanna a 2 mesi di reclusione. Punta invece sull’assoluzione l’avvocato difensore Chiara Carletti: «A parte che Ovi era solo formalmente il titolare, la denuncia di infortunio sul lavoro è stata fatta in buona fede, inoltre è emerso dalle testimonianze un problema tecnico, cioè che il modulo all’Inail non partiva senza che fosse specificata la data di assunzione e per quello era stata inserita. Bisognerebbe sentire chi materialmente inviò l’atto».

Il giudice Catellani ha poi condannato Ovi a 8 mesi di reclusione: una pena più severa rispetto a quanto richiesto dal pm onorario. La difesa ha già annunciato che impugnerà la sentenza.

T.S.

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