Edicolanti sul piede di guerra capovolgono le locandine
REGGIO EMILIA. Locandine a testa in giù, per attirare l’attenzione sulla vertenza che riguarda gli edicolanti. È la forma di protesta - cui ne seguiranno altre - degli edicolanti reggiani aderenti al Sinagi (sindacato nazionale giornalai d’Italia, affiliato a Slc-Cgil), scesi sul piede di guerra, come preannunciato dopo lo sciopero del 28 gennaio scorso, perché «stanchi di essere inascoltati dagli editori sulla partita del rinnovo dell’accordo nazionale, che latita da ben dieci anni», ha spiegato Graziano Bertola, presidente Sinagi di Reggio Emilia con chiosco in via Gorizia. Una sessantina gli edicolanti reggiani (su un totale di 225, in vertiginosa decrescita) che ieri, tra città e provincia, hanno esposto gli strilli con i caratteri al contrario
L’assemblea
Lunedì scorso, in via Roma, si è svolta l’assemblea dei giornalai aderenti al Sinagi: nel corso della serata - oltre ad altri argomenti, quali le modifiche nell’assetto societario del distributore locale e dell’incognita del nuovo assetto - sono state approvate una serie di iniziative di protesta che proseguiranno ad oltranza. Il primo atto di contestazione indetta a livello nazionale è stato quello di capovolgere le locandine dei quotidiani, «per suscitare la curiosità delle persone e spiegare loro che la nostra categoria è in gravissima crisi», ha detto Bertola. Un’altra forma di protesta consisterà nell’astenersi dall’inserire gli inserti cartacei gratuiti (non quelli a pagamento, come i femminili o il Venerdì di Repubblica, bensì i dorsi economici o settoriali a cadenza settimanale) all’interno della mazzetta dei quotidiani. «Lasceremo gli inserti gratuiti esposti, avvisando con un cartello i clienti di servirsi in autonomia se li gradiscono. Non intendiamo proseguire nel fare questo “favore” agli editori senza riscontro economico – ha commentato Bertola –. Avvertiremo anche gli sponsor e le ditte che fanno pubblicità sugli inserti».
NUOVE STRATEGIE
Il Sinagi sta valutando altre strategie per i prossimi mesi: l’ipotesi è allestire presidi davanti alle sedi di quotidiani nazionali e locali, sempre con l’obiettivo di dare visibilità al malessere della categoria. —
Ambra Prati
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