«Il punto nascite? Nel nuovo Pal non esiste ma il Sant’Anna avrà un ruolo importante»
Parla Gargano, direttore dipartimento materno infantile, all’indomani della presentazione del piano attuativo locale
CASTELNOVO MONTI. «Il Piano attuativo locale si sviluppa secondo quella che è la fotografia dei servizi ad oggi sul territorio provinciale e ne definisce le linee di sviluppo: in questa fotografia non c’è il punto nascite di Castelnovo Monti».
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Suona subito lapidario, Giancarlo Gargano, direttore del dipartimento materno infantile di Reggio Emilia e del reparto di Neonatologia del Santa Maria Nuova; un nome, quest’ultimo, che da lunedì, giorno di presentazione del Pal, passa ufficialmente a indicare non solo l’ospedale del capoluogo di provincia, ma tutto l’insieme della nuova rete ospedaliera, così come è delineata dal piano attuativo locale nei prossimi cinque anni.
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Ma poi Gargano lascia aperto uno spiraglio per chi ancora non vuole mollare e chiede a gran voce la riapertura del punto nascite a Castelnovo Monti.
Quale prospettiva per il punto nascite di Castelnovo Monti nell’ambito della nuova organizzazione ospedaliera?
«Nessuna, perché nessun punto nascite esiste attualmente a Castelnovo Monti. Questo secondo la normativa vigente sulla quale siamo tenuti a stilare la programmazione delle attività e che dice che i punti nascite a Reggio Emilia sono quattro: quelli di Reggio Emilia, Scandiano, Montecchio e Guastalla. Non a Castelnovo Monti».
Eppure la speranza di poter riaprire non sembra più ridotta a un lumicino...
«Se domani saranno rivisti i parametri da parte del Ministero e della Regione, allora saremo pronti a prenderne atto e a rielaborare le attività seguendo sempre i principi cardine della sicurezza e, insieme, della qualità delle cure».
Lei è anche membro delle Comissioni punto nascite regionale e nazionale. Dal suo punto di vista, quanta speranza c’è di poter riaprire?
«È una valutazione che non faccio perché sono un professionista. Mi sono fatto una mia opinione, certo, ma ritengo che il nodo debba essere sciolto prima di tutto dalle istituzioni, regionali e nazionali. Quella dei professionisti sulle possibilità di avere cinque punti nascita nel nostro territorio potrà essere una valutazione successiva e non deferita a un singolo, ma alla comunità degli esperti. Fondamentale poi deve essere l’apporto dei politici, come anche non deve mancare il confronto con i cittadini. La speranza è che ci sia ascolto reciproco».
Niente punto nascita, allora. Pensiamo all’ospedale Sant’Anna. Che ruolo riveste in questo nuovo piano?
«Un ruolo importante. Che crescerà con i progetti di sviluppo cui già stiamo lavorando. Niente punto nascite, per ora, ma puntiamo all’implementazione del servizio pediatrico e ginecologico, e abbiamo già in stato avanzato altri potenziamenti che ritengo daranno una risposta importante alla richiesta di servizi sanitari che arriva dal territorio».
È già noto che la Regione ha messo a disposizione 4 milioni di euro per il programma “Sant’Anna Plus”, che nel Pal appena presentato costituisce il cuore dello sviluppo dell’ospedale montano. Il programma si articola in linee guida. Riguardano l’Emergenza-urgenza, per cui è previsto il completo rifacimento del pronto soccorso, con un investimento di quasi 3 milioni di euro; le specializzazioni della Chirurgia elettiva: Urologia, Otochirurgia (Audiologia sarà un altro ambito di punta), Senologia e Oculistica; la prevenzione cardio-vascolare, con un ampliamento ambulatoriale che si prevede venga inaugurato per l’estate 2019. —
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