Gazzetta di Reggio

Reggio

SCIACALLI A GAIDA 

Rubano nelle case di due anziane decedute

Ambra Prati
Rubano nelle case di due anziane decedute

Banda in azione in tre abitazioni di via Newton, depredata anche quella della madre dell’avvocato Stefano Marchesini

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REGGIO EMILIA. «Andare a rubare nelle abitazioni dei defunti è inqualificabile. Quando ho visto le stanze di mia madre scomparsa, frugate e violate in quel modo, mi è venuto da piangere». A parlare è Stefano Marchesini, 52 anni, avvocato civilista reggiano. L’abitazione in questione, depredata insieme ad altre due in via Newton a Gaida, è quella della madre Adriana Filippini, morta nel maggio scorso. Le case prese di mira – ai numeri civici 70, 68 e 66 – si trovano all’inizio del paese, sul confine con Calerno: tre stabili in fila di colore rosa, affacciati sulla via Emilia, tra la Crown Imballaggi e l’azienda vinicola Medici Ermete. Con un minimo comune denominatore: sono case disabitate. L’ideale per compiere ruberìe, devono aver pensato i ladri: uno di loro è stato filmato in pieno volto da una telecamera.

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IL RACCONTO

L’avvocato è stato allertato martedì alle 19.40 dagli anziani vicini, che hanno sentito dei rumori e si sono insospettiti poiché sapevano che il civico 70 era vuoto. I ladri, si presume arrivati dal retro, dai campi – la cancellata che dà sulla via Emilia è stata trovata integra – sono entrati nel cortile, hanno sradicato l’inferriata di una finestra al piano terra, sono saliti nelle camere al primo piano dove hanno forzato una porta e, una volta nei locali, hanno rovistato ovunque, svuotando cassetti e armadi. «Non so con esattezza cosa manchi, sto ancora facendo l’inventario: di certo di denaro non ce n’era – commenta il legale – Il fatto è che da quando è morta mia madre non sono riuscito ad aprire nemmeno un cassetto: avevo lasciato tutto com’era. Penso che il bottino sia modesto, sono più i danni che altro».

Prima di penetrare all’interno, i malviventi hanno avuto l’accortezza di distruggere l’allarme, sradicare e portare via le telecamere.

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LA TELECAMERA

«L’aspetto incredibile – prosegue Marchesini – è che i ladri non si sono accorti che era rimasta un piccolo occhio elettronico, non collegato al circuito. Non erano travisati e dai fotogrammi si vedono in faccia: due uomini (ma forse ce n’era un terzo nei dintorni) che sembrano caucasici».

Uno dei due è stato immortalato e ripreso in pieno volto e dai dettagli è sembrato un professionista: aveva la radio ricetrasmittente assicurata alla giacca, vicino al volto, e una piccola pila che a un certo punto ha messo in bocca per avere le mani libere. Elementi utili che sono finiti nel fascicolo della polizia, che ha eseguito il sopralluogo. Gli agenti hanno verificato i danni anche nelle due abitazioni adiacenti. Al civico 68 abitava una signora morta il 6 gennaio scorso; al civico 68 un’altra pensionata che si è trasferita altrove. La dinamica utilizzata è stata fotocopia: la banda ha tagliato le inferriate delle finestre al pianoterra per rovistare dappertutto. —


 

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