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«Non è quello che volevamo ma ci sono margini d’intervento»

Luciano Salsi
«Non è quello che volevamo ma ci sono margini d’intervento»

L’Associazione Insieme per Rivalta si dice parzialmente soddisfatta dalla correzione apportata al piano elaborato dai vincitori della gara 

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l’associazione

Insieme per Rivalta è parzialmente soddisfatta della correzione apportata al progetto elaborato dai vincitori della gara d'appalto. «Questo – chiarisce il portavoce Lauro Gaddi – non è il nostro progetto, ma con le modifiche si profila come una grande cornice all'interno della quale rimane lo spazio per dipingere il quadro. Contiamo di riempirla in futuro con ulteriori finanziamenti». Il punto dolente è proprio il denaro. Il volontariato non basta per fare rinascere quell'oasi di aristocratiche delizie. «Fin dall'inizio, al momento della progettazione – suggerisce Gaddi – si sarebbe dovuto dare forma a un soggetto pubblico o pubblico-privato capace di gestire la Reggia e assicurarne la manutenzione con i mezzi occorrenti. Ora si deve decidere chi sarà il regista della gestione di tutto l'insieme. Fra l'altro rimane da coinvolgere la cooperativa Tecton, proprietaria della corte che fronteggia il fabbricato principale. Se l'intervento statale sarà appena sufficiente c'è il rischio che il privato rimanga alla finestra. In ogni caso il finanziamento erogato finora non era da perdere. Ci offre l’occasione propizia per incominciare il lavoro. Con senso di responsabilità abbiamo collaborato con l’amministrazione comunale anche se concepivamo un progetto diverso, una sintesi in chiave barocca da completare con i canali dell'innovazione digitale. Non vogliamo vincere, ma convincere». Perciò Insieme per Rivalta continua a sollecitare gli interventi che giudica positivi. Intanto è stata ripristinata l'intera percorribilità del viale principale, che conduce al Belvedere dove nel Settecento si trovava la fontana dei fiumi, ed è stato eliminato l'incongruo bosco planiziale sul margine orientale del parco. Resta da risolvere il problema dei sedici gelsi che fiancheggiano il viale. Il progetto prevede di eliminarli o trapiantarli. Il botanico Ugo Pellini insiste perchè siano mantenuti dove si trovano: «Ce n'è uno – sottolinea – che s'è trasformato in un raro bialbero, una pianta epifita formata da un ciliegio cresciuto sulla base di un gelso». —

Luciano Salsi

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