L’ex Pd Daviddi scopre le carte e si candida con una lista civica
Il consigliere fino a un mese fa faceva parte della maggioranza poi si è smarcato in polemica con la scelta dei Dem di ricandidare Alberto Vaccari
CASALGRANDE. Nuova corsa, lontana dal Pd, sostenuto in questi anni. Alla competizione elettorale di Casalgrande, in vista delle amministrative di maggio, si unisce una nuova formazione, la lista civica “Noi per Casalgrande”. A guidarla, come candidato sindaco designato, è Giuseppe Daviddi, oggi consigliere comunale della civica “Casalgrande è Passione”.
Nel 2014 Daviddi si è presentato a fianco del Pd e in questi quattro anni e mezzo è stato parte della maggioranza, prima di uscirne un mese fa. Il motivo? La decisione del Pd di confermare come proprio candidato l’attuale primo cittadino Alberto Vaccari, con cui Daviddi è entrato spesso in contrasto.
Appena il nome di Vaccari è diventato ufficiale, Daviddi ha deciso di farsi da parte, e il gruppo consiliare da lui formato è oggi schierato all’opposizione. Un gesto che preannunciava future mosse, ora formalizzate con la nascita di “Noi per Casalgrande”. Una continuazione della precedente esperienza? «No», precisa Daviddi. «Le basi di partenza sono diverse rispetto a cinque anni fa, il percorso di Casalgrande è Passione è stato bello, al fianco di persone meravigliose che sarei onorato di avere ancora al mio fianco. Ma si tratta comunque di un percorso differente», racconta. In uno scenario in cui potrebbero arrivare diverse formazioni civiche, è inevitabile parlare di possibili alleanze.
«Per ora è troppo presto, noi ora vogliamo presentarci, dire che ci siamo e che vogliamo lavorare all’insegna dell’ascolto. Ovviamente un gruppo di lavoro esiste già, ma per adesso non ci sono altri nomi oltre al mio. Lo stesso vale per le eventuali alleanze: noi adesso siamo ufficialmente in campo, vedremo se e cosa si muoverà, perché a oggi, a parte noi, l’unica altra certezza è il Pd», continua Daviddi.
Quel Pd con cui Daviddi si è scontrato: «Noi vogliamo ripartire da quello che è mancato in questi anni, dall’ascolto, dalla presenza dei consiglieri nelle varie frazioni. Marcando discontinuità rispetto ad all’ottica dell’uomo solo al comando, ripartendo dal basso, mettendo in primo piano l’ascolto», sottolinea. —
Adr.Ar.
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