Le Cicogne contro il dirigente «Il Pal? Neppure il Mire esiste»
La polemica per le affermazioni di Gargano sul punto nascite che «non esiste» Il comitato: «Secondo la normativa attuale a dover chiudere erano gli altri»
Castelnovo Monti. «Niente Pal con il punto nascita di Castelnovo Monti perché esso al momento non esiste? Se è per questo, non esiste nemmeno il Mire». Apre con una stilettata che trasmette subito il tono della risposta il comitato Salviamo le cicogne, in merito all’intervista pubblicata ieri dalla Gazzetta di Giancarlo Gargano, direttore del dipartimento materno infantile di Reggio Emilia.
Spiegano le Cicogne: «La cittadinanza, sia quella di montagna che quella di pianura, ormai capisce il merito delle cose proprio perché continuiamo a informarla correttamente, quindi c’è sempre meno spazio per giochi di parole. Non si tratta di avere, come dice il dottor Gargano, 5 punti nascita sul territorio provinciale, poiché allo stato attuale solo quello di Reggio Emilia e quello di Castelnovo Monti hanno i parametri adeguati per rimanere aperti. Infatti Scandiano, Montecchio, Guastalla sono sotto il parametro richiesto dei mille parti all’anno, quindi, non sussistendo per loro condizioni orogeografiche difficili, sarebbero da considerare insicuri e andrebbero soppressi». «Invece, il punto nascita soppresso a Castelnovo Monti era l’unico ad avere diritto di rimanere aperto senza vincoli numerici – è la conclusione del ragionamento – e in piena certificazione di sicurezza grazie alla normativa vigente, che prevede la deroga per condizioni orogeografiche difficili».
i giusti rilievi
«La Regione Emilia-Romagna chiudendo Castelnovo ha compiuto una discriminazione verso la montagna, mentre tenendo aperti gli altri tre sta mettendo in pericolo le donne della pianura. Per questi motivi il richiamo a rivedere i parametri dell’Accordo Stato-Regioni serve a mettere a norma i tre punti nascita di pianura che altrimenti non sono in regola. E nessuno può nascondersi dietro la mancata concessione di deroga del Ministero, poiché, se non è stata concessa, ciò è dovuto a una richiesta fatta dalla Regione che non poneva i giusti rilievi e presentava dati vecchi sulla composizione medica».
L’onesta’
Concludono le Cicogne: «Onestà esige che la Regione faccia richiesta di revisione del parere, onestà verso la propria coscienza e verso le donne di montagna. Coerenza vorrebbe che la Regione, fintanto che non riapre Castelnovo o non si rivedano i parametri di sicurezza, chiudesse immediatamente i punti nascita non in regola con la normativa vigente. Altrimenti sono storie quelle sulla sicurezza e sull’aver agito secondo la legge».
il mire
«In merito al Mire, di cui il dottor Gargano è promotore attivo, vogliamo porre alcune riflessioni: davvero occorre spendere circa 40 milioni di euro di soldi pubblici per costruire di sana pianta un nuovo edificio? Davvero non si possono reimpiegare spazi esistenti ristrutturandoli, evitando di lasciare dietro di noi scatole vuote? Come si pensa di riempire il Mire a fronte di una natalità provinciale che scende del 7% annuo? Chiudendo Montecchio oltre che Scandiano? Per ora conosciamo solo il progetto architettonico del Mire, esiste anche un progetto sanitario? Ad oggi la Regione sta facendo scena muta alle nostre istanze, non sappiamo se sta provvedendo a una soluzione o se sta cercando di tenere bassi i toni della polemica in vista delle tornate elettorali».
«Sia chiaro – è la conclusione del comitato –, noi non vogliamo la chiusura di nessun punto nascita, ma qui nessuno è fesso: l’ingiustizia non si può nascondere». —
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