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guastalla, il processo 

Permesso di soggiorno condannata la moglie ha alterato il documento

T.S.
Permesso di soggiorno condannata la moglie ha alterato il documento

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GUASTALLA. Per la questura – che poi aveva segnalato il caso alla procura – il documento presentato da marito e moglie pakistani per ottenere il permesso di soggiorno per motivi famigliari (riguardante la donna) era stato falsificato. Il documento “incriminato” venne emesso alcuni anni fa dal Comune di Guastalla ed era relativo all’idoneità della casa dove i due coniugi si erano stabiliti in via Sacco e Vanzetti.

Ma è accaduto “qualcosa” sul documento se la questura l’ha ritenuto fasullo? E ieri con l’aiuto del funzionario comunale competente è stato chiarito, in aula a Reggio Emilia, come il documento fosse stato alterato.

Una ricostruzione precisa chiesta dal giudice Sarah Iusto nella precedente udienza e per una verifica corretta il funzionario ha dovuto recuperare il fascicolo relativo in ufficio per poi illustrare il tutto in tribunale. È emerso che la certificazione d’idoneità era stata rilasciata ad un’altra persona, poi a colpi di bianchetto era apparso il nome dell’imputata pakistana 42enne Nazia Shahin.

Una modifica talmente grossolana che l’avvocato d’ufficio Giovanni Tarquini non ha potuto far altro che chiedere per la sua assistita il minimo della pena.

Diverso il caso del marito, perché come ha rilevato nell’arringa l’avvocato difensore Roberto Pederzoli non è spuntato nessun collegamento o indizio che possa far pensare che l’uomo c’entri con questa vicenda, da qui la richiesta d’assoluzione. Per la procura, invece, le cose stanno diversamente e per entrambi i coniugi pakistani è stata chiesta la condanna ad un anno di reclusione.

Il giudice Sarah Iusto è poi uscita dalla camera di consiglio con la sentenza di condanna ma solo per la donna: un anno di reclusione, ma con pena sospesa. Accolta, comunque la richiesta difensiva, in quanto si tratta di un reato che prevede una pena da uno a sei anni di carcere. Assolto il marito.

T.S.

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