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A rischio il dibattito antimafia Il Comune non vuole Ungaro

Jacopo Della Porta
A rischio il dibattito antimafia Il Comune non vuole Ungaro

L’8 marzo l’incontro con le Agende Rosse, la giunta chiede chiarimenti sul tema Il sindaco: «È diverso se interviene uno a raccontare il suo licenziamento»

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Se nella serata dedicata alle donne contro la mafia parla un uomo non si può fare. Almeno a Brescello. Se poi quest’uomo è Donato Ungaro, ex vigile urbano in causa con il Comune per il licenziamento subito nel 2002 ai tempi dell’allora sindaco Ermes Coffrini, questo non predispone bene l’amministrazione comunale. È quanto si deduce dalla comunicazione ricevuta ieri dall’ex consigliera leghista Catia Silva, referente delle “Agende Rosse - Brescello”, alla quale la sindaca Elena Benassi ha chiesto spiegazioni sul programma della serata in programma l’8 marzo in sala Zatti dal titolo “Donne contro le mafie”.

Incontro che vedrà la presenza della brescellesse Catia Silva, referente dell’associazione e vittima di minacce mafiose, Fiorenza Brioni, ex sindaca di Mantova, e Cinzia Franchini, ex presidente della Fita Cna. Nel volantino diffuso su internet si legge che le donne intervisteranno Donato Ungaro.

Ieri Catia Silva ha ricevuto dal messo comunale una lettera in cui si chiedono chiarimenti e si pone un limite di 48 ore per fornirli, altrimenti «la giunta comunale si riserva di riconsiderare la richiesta di concessione della sala e assumere le decisioni conseguenti».

Da cosa nascono le perplessità del Comune?Il Comune afferma di aver appreso da internet che l’ iniziativa «non è coerente con quella genericamente richiesta».

Ci sarebbe dunque una incoerenza «tra l’informazione fornita a mezzo internet e la dichiarazione contenuta nel modulo di richiesta della sala Zatti che configurava una attività inquadrabile nell’ambito della giornata dedicata alla donna».

Il 17 febbraio Catia Silva aveva chiesto la sala, a nome delle Agende Rosse Brescello, per un dibattito dal titolo “Donne contro le mafie”.

Nessun riferimento alla festa dell’8 marzo, se non la serata scelta, «per puro caso – spiega Catia Silvia – semplicemente perché le altre ospiti erano disponibili in quel giorno».

La sindaca Benassi, contattata dalla Gazzetta di Reggio, spiega così le ragioni delle perplessità della giunta. «Si pensava che fosse una serata dedicata al tema delle donne contro le mafie. Diverso è il discorso se interviene una persona a raccontare la storia del suo licenziamento». Licenziamento che ha portato a un contenzioso ancora aperto.

Che un Comune reduce da uno scioglimento per mafia valuti la possibilità di negare la sala a un’associazione antimafia desta più di qualche perplessità, quali che siano le ragioni di questa decisione. «Ma non è il caso di mettere i carri avanti ai buoi – aggiunge la sindaca – dato che noi abbiamo chiesto soltanto delle precisazioni».

Precisazioni che non pare siano destinate ad arrivare.

Catia Silva definisce «surreale» la lettera della sindaca. «Se in Comune vogliono sapere cosa diremo nella serata dell’8 marzo devono venire ad ascoltarci – dice l’ex consigliera che denunciò le infiltrazioni molto prima del commissariamento – Per quanto mi riguarda valuto un esposto. Ritengo anche singolare di non aver ricevuto solidarietà per le minacce mafiose subìte, tra l’altro dopo che gli autori sono stati recentemente condannati anche in appello. Invece, in Comune si scomodano per mandare una lettera protocollata per chiedere queste spiegazioni, tra l’altro con un termine perentorio di 48 ore che ritengo inaccettabile». —



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