Gazzetta di Reggio

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L’INDAGINE SUL GRATTACIELO 

Coopsette, tutti assolti dall’inchiesta di Torino sulla Torre Piemonte

E.L.T.
Coopsette, tutti assolti dall’inchiesta di Torino sulla Torre Piemonte

Il tribunale affossa l’inchiesta sulla variante migliorativa L’avvocato di Rosa: «Modifiche giuste sul piano tecnico»

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REGGIO EMILIA. È terminato con la assoluzione di tutti gli imputati, a Torino, il processo per le presunte irregolarità nella costruzione del grattacielo che dovrà ospitare gli uffici della Regione Piemonte, maxi appalto che fu vinto dalla Coopsette di Castelnovo Sotto prima della liquidazione coatta della cooperativa finita in default. Ad essere chiamati in causa erano pubblici funzionari e imprenditori con accuse che andavano dal falso all’abuso d’ufficio e alla corruzione. La procura aveva chiesto sei condanne, la più alta delle quali a 3 anni e 4 mesi. Tra gli imputati figurava anche l’ex presidente della Regione Ezio Enrietti, qui nella veste di imprenditore. Il processo riguardava una variante al progetto originale dell’archistar Massimiliano Fuksas: secondo l’ipotesi d’accusa, non accolta dal tribunale, la modifica era stata apportata soltanto per garantire dei vantaggi ad alcune imprese. Una «variante migliorativa» da 50 milioni di euro dei lavori al grattacielo.

La sentenza del collegio presieduto dal giudice Pier Giorgio Balestretti riguarda, oltre a Enrietti, chiamato in causa nella veste di responsabile della ditta Les, che ottenne dei lavori in subappalto, un suo collaboratore, Claudio Santese, e Paolo Rosa, geometra di Coopsette; poi i funzionari regionali Maria Grazia Ferreri, moglie di Enrietti, Claudio Savasta e Luigi Robino. Le assoluzioni sono state pronunciate perché «il fatto non sussiste» o «il fatto non costituisce reato» a seconda delle rispettive posizioni. Assolte anche l’azienda Les e la società Torre Piemonte scarl. «Un riconoscimento per l’onestà di un funzionario che, se non fosse stato bloccato, avrebbe chiuso l'opera in sei mesi e senza danni collaterali» è il commento dell’avvocato Roberto Piacentino alla sentenza. Piacentino, in particolare, ha difeso Savasta, funzionario regionale, nominato direttore dei lavori. Savasta diede le dimissioni nel 2015 dopo aver ricevuto un avviso di garanzia. «Dopo di lui - dice il legale - la frequenza degli stati di avanzamento dei lavori crollò a picco». Nei giorni scorsi, su disposizione della magistratura, i carabinieri hanno messo sotto sequestro le piastrelle dell’edificio per problemi di usura: «Ma all’epoca di Savasta - sottolinea il legale - le piastrelle erano intatte e immacolate. Dopo non furono più protette».«L’impostazione dell'accusa - osserva l’avvocato Daniele Zaniolo, difensore di Paolo Rosa - era insolita: una corruzione per una variante migliorativa a tutela degli interessi dell’Ente Regione. I consulenti, al processo, hanno dimostrato che la modifica al progetto era giustificata dal punto di vista tecnico». —

E.L.T.

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