Incarichi, nel mirino violazioni su banca-dati e bandi pubblici
La Finanza contesta ai 18 dirigenti alcune applicazioni illegittime del regolamento Ipotesi di reato del 2013 e del 2014. Pure Corradini (Servizi sociali) resta “muta”
Copione difensivo rispettato anche ieri mattina nella caserma della Finanza, relativamente agli interrogatori che si stanno succedendo nell’ambito dell’inchiesta sui 18 dirigenti comunali accusati di abuso d’ufficio e falso ideologico (a qualcuno, però, viene contestata solo un’ipotesi di reato).
Stavolta ad avvalersi della facoltà di non rispondere davanti ai finanzieri è Germana Corradini (Servizi sociali e intercultura), tutelata dagli avvocati Liborio Cataliotti e Paolo Coli. All’appello mancherebbero altri quattro interrogatori, per un totale di nove indagati.
Intanto cominciano a delinearsi i contorni dell’inchiesta, a partire dal fatto che il “cuore” non è un regolamento illegittimo, bensì la sua applicazione da parte dei dirigenti comunali che – secondo gli inquirenti – in alcuni casi avrebbero commesso delle violazioni. E in questa delicata indagine le “sfumature” sono ulteriori, con ovviamente accuse diverse da posizione a posizione. Tutto ruota attorno all’affidamento di incarichi professionali, ma con ipotesi di reato differenziate. Una tipologia di contestazione è il non aver attinto dalla banca-dati dei curriculum. Ma viene previsto anche il caso che oltre a non aver attinto dalla banca-dati, il dirigente comunale abbia attestato falsamente di averlo fatto. Una terza ipotesi individuata dagli inquirenti è che si sia attinto erroneamente alla banca-dati, perché sarebbe stato invece necessario indire un bando pubblico.
Insomma, un ginepraio accusatorio non indifferente che richiederà scrupolosi accertamenti da parte degli avvocati difensori sulla base della documentazione fornita dai rispettivi assistiti, tenendo presenti le norme previste a seconda del caso prospettato.
Le violazioni che riguardano il 2013 sono molto vicine alla prescrizione (il termine è sei anni, perlomeno per l’abuso d’ufficio e per una delle due ipotesi di falso ideologico), da qui la scelta obbligata da parte del pm Giacomo Forte (titolare dell’inchiesta) degli interrogatori in fase di indagini, facendo così slittare la “scure” di un anno e mezzo. Ma da quanto trapela sarebbero contestate anche violazioni datate 2014 e su questo versante la prescrizione non è incombente. —
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