Municipio e dirigenti. Se il Comune rivoltasse il calzino
L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, sull'inchiesta in municipio che ha coinvolto 18 dirigenti comunali
REGGIO EMILIA. Rosa-rossa, gialla, oppure verde-nera, la prossima amministrazione comunale di Reggio avrà comunque e immediatamente da risolvere un problema, urgente perché il problema sta andando in pappa.
Altroché invasione degli stranieri, cementificazione, pilomat alla Tafazzi, Arena galattica e inquinamento dell’altro mondo.
Appena insediata la nuova giunta dovrà prendere il municipio, rivoltarlo e rinnovarlo. La vicenda dei dirigenti reclama un riordinamento rapido. Nella cronaca di ieri il collega Tiziano Soresina ha riassunto la questione che era principiata con l’intervento della Corte dei Conti per il regolamento illegittimo, e quindi proseguita con l’inchiesta della Procura della Repubblica sulle modalità di conferimento degli incarichi professionali fuori dal municipio, e il coinvolgimento di 18 dirigenti comunali (in attività oppure ormai ex).
Vale a dire dell’85,7 per cento dello “stato maggiore” della macchina municipale fissato al 2013. Soresina ha spiegato: «E in questa delicata indagine le “sfumature” sono ulteriori, con ovviamente accuse diverse da posizione a posizione. Tutto ruota attorno all’affidamento di incarichi professionali, ma con ipotesi di reato differenziate. Una tipologia di contestazione è il non aver attinto dalla banca-dati dei curriculum. Ma viene previsto anche il caso che oltre a non aver attinto dalla banca-dati, il dirigente comunale abbia attestato falsamente di averlo fatto. Una terza ipotesi individuata dagli inquirenti è che si sia attinto erroneamente alla banca-dati, perché sarebbe stato invece necessario indire un bando pubblico».
Questo è il quadro delle accuse. Ma lasciamo al suo corso l’inchiesta giudiziaria la quale, anche se si concluderà con un “nulla”, conferma l’emergenza organizzativa che sta incombendo sul municipio.
Fino a ieri si credeva che cristallizzazione e baronìa della dirigenza in municipio fossero parole di un ritornello delle opposizioni, sempre pronte a rompere le scatole e a intravedere magagne dove non ci sono.
Non è passato giorno che gli oppositori non minacciassero “li manderemo a casa tutti...”.
Si immaginava che questo ammonimento al sistema politico-amministrativo replicante da decenni fosse facile propaganda elettorale contro il potere ereditario del Pd. Ma dal 23 febbraio tanta insostenibilità ha imboccato una curva nuova: quando ha alzato clamorosamente la voce il vicesindaco Sassi, e la lista “Reggio è” (sostiene la rielezione del sindaco Vecchi) ha detto basta. Il “fuoco amico” ha squarciato uno scenario che sino a ieri era fuggevole, chiacchierato, sussurrato.
Siccome la memoria ci è diventata cortissima, va rammentato ciò che il vicesindaco (non un ordinario consigliere di minoranza) ha scandito al collega Evaristo Sparvieri e come aveva pronosticato nel 2016: “Alcuni dirigenti hanno tramato per non far aggiornare il regolamento”, “un conto è essere garantisti, un altro è essere ponzio pilateschi”, “Quel regolamento fu cambiato con molta ostilità nei miei confronti”, “Serve un’indagine interna per accertare ogni singola responsabilità”, “Non posso escludere che sia necessaria la sospensione di qualcuno dal ruolo di dirigente”. Sassi è del parere che dirigenti avrebbero “tramato”. L’accusa è grave: dipinge un quadro di egemonie, congiure e poteri contrapposti nel motore del Comune.
Sostare sulla posizione del sindaco su un tema e in un momento così critici, è legittimo. Sassi ha detto che Vecchi nella rettifica del motore l’ha sostenuto “tant’è che la Giunta ha approvato il regolamento a distanza di poco più di un mese dai rilievi della Corte dei Conti”. Il primo cittadino era atteso al varco perché, al di là del suo ruolo di responsabilità e indirizzo, ha la moglie (Maria Sergio, ex dirigente all’Urbanistica) enumerata fra i 18 coinvolti nell’indagine, come Massimo Magnani, che è l’ingranaggio maggiore della macchina comunale. È il grand commis del municipio. L’architetto ha responsabilità sui progetti speciali, sull’area competitività, innovazione sociale, territorio e beni comuni.
L’occhio avversario si appunta su Magnani perché ha un remoto grado di parentela con l’ex sindaco Graziano Delrio, e rappresenta il trait d’union con l’eredità amministrativa locale. Vecchi nel lungo intervento pubblicato il 24 febbraio dalla Gazzetta ha scritto: “Quel regolamento io l’ho cambiato subito”, “Anche nelle istituzioni ci sono scontri, ma parlano gli atti”, “Appena ho saputo dell’indagine ho ritenuto doveroso informare la città”, “No a cappi e manette”.
No a cappi e manette, ma i calzini sì, da rivoltare. È da rivoltare, ruotare l’apparato funzionale del Comune. Sarebbe ipocrita nascondere tensioni e malumori riguardo gli ambiti da plenipotenziario di Magnani. Ora più di prima trapelano i confronti – anche abrasivi – messi in campo nelle riunioni di Giunta dal già citato vicesindaco Sassi (che è alla fine definitiva dell’esperienza amministrativa) e dell’assessore Tutino (che non è nella squadra futura). Perché i due sono arrivati al momento degli “addii”, dunque possono...
Il municipio – a volte – dà l’idea di un recinto. Guai parlare della perpetuazione dei dirigenti sui politici e la politica. Forse perché ogni tanto il “blocco sociale” del quale in una lettera alla Gazzetta si è occupato Dino Angelini, è andato solidificandosi. Ma qualcuno trasmette segnalazioni. Oltre al vicesindaco Sassi anche la lista “Reggio c’è”, coordinata dal consigliere comunale De Franco e nata per sostenere la ricandidatura di Vecchi, ha picconato. Eccome se ha picconato. Ha ravvisato la “necessità di riformare e riorganizzare la macchina comunale. La struttura oggi vive una sofferenza che merita di essere ascoltata e superata”. “Reggio è” chiede l’avvio di una verifica interna, il ricambio dei dirigenti, la nomina di un direttore generale, l’ascolto e la valorizzazione dei dipendenti comunali.
La rigenerazione della macchina municipale di Reggio non è rimandabile. La fretta delle opposizioni nel chiamare “Incaricopoli” la questione di cui si sta occupando la Magistratura è fuori luogo: cavalca e battezza con un facile filone, ha la fretta di anticipare la conclusione dell’inchiesta. Per ora è il calzino che non ha più pazienza. Attende d’essere rivoltato.
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