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Neonata morta, trattative per il risarcimento ai genitori

T.S.
Neonata morta, trattative per il risarcimento ai genitori

Il processo è stato bloccato per facilitare i contatti fra l’ospedale di Guastalla e la famiglia che si è costituita parte civile

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GUASTALLA. Se ne riparlerà solo in aprile del delicato processo che intende fare chiarezza sul decesso della piccola Bianca, la bambina morta l’8 marzo 2013 dopo una breve esistenza (14 giorni). Sul banco degli imputati c’è un ginecologo 63enne dell’ospedale di Guastalla che è accusato di omicidio colposo. Il professionista è difeso dall’avvocato Franco Mazza.

Un “congelamento” delle udienze legato al fatto che sono in corso trattative sul versante del risarcimento-danni ai genitori quarantenni della piccola deceduta che si sono costituiti parte civile nel procedimento (sono tutelati dagli avvocati Silvia Bernini ed Antonella Corrente). Se l’ospedale risarcirà, il processo prenderà certamente un’altra piega relativamente non solo alla parte civile ma anche all’imputato. In caso contrario, si ripartirà in aula da dove il procedimento si era interrotto nel gennaio scorso.

Nell’ultima udienza i periti Savino Pelosi e Valerio Jasonni hanno riconosciuto la responsabilità medica, compreso l’errore nella manovra di Kristeller (manovra ostetrica che ha lo scopo di facilitare l’espulsione della testa fetale e che consiste nell’applicazione di una spinta a livello del fondo dell’utero). I periti nominati dal tribunale hanno poi individuato la responsabilità del medico sui tempi del parto cesareo, che doveva essere compiuto in maniera più tempestiva. L’imputazione faceva già riferimento ad un preciso momento del drammatico travaglio di ben 40 ore, cioè quando venne eseguita dal ginecologo la manovra di Kristeller. Per la procura questa manovra non venne fatta in un contesto di sicurezza. Sul punto i genitori di Bianca, attraverso la querela avevano indicato come un errore l’aver eseguito la manovra di Kristeller che aveva fatto non solo urlare dal dolore la partoriente, ma avrebbe fatto degenerare la situazione «tanto da rendere necessario un taglio cesareo d’urgenza non differibile per sopravvenuta sofferenza fetale». La piccola aveva ripreso l’attività cardiaca grazie a manovre rianimatorie, ma nemmeno il trasferimento al Santa Maria di Reggio Emilia la salvò. —

T.S.

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