«Una Reggia tutta da vivere e non solo da contemplare»
Il progetto rivisto e corretto illustrato in ogni suo parte dall’architetto Garofalo Affollato l’incontro organizzato dal Rotary Club Reggio Emilia Val di Secchia
Il restauro della Reggia di Rivalta è un progetto voluto fortemente dalla cittadinanza, non solo per rievocare l’antico spiritodell’epoca ma per respirare la storia e la cultura di un luogo considerato il centro della vita sociale di Rivalta. Proprio per questo motivo giovedì sera hanno partecipato circa 200 persone all’incontro indetto dal Rotary Club Reggio Emilia Val di Secchia all’Hotel Posta, tra membri del Club, residenti del quartiere, rappresentanti delle istituzioni, curiosi. A fronte dei tanti roumors legati alla realizzazione del nuovo parco e ai forti dubbi e dilemmi legati alla sua riqualificazione, il Club ha ritenuto opportuno organizzare una riunione chiarificatrice, ma soprattutto l’ennesima occasione di discussione collettiva, perché è vero che la realizzazione spetta agli addetti e all’amministrazione, ma a fruirne sono in primis coloro che abita nella zona, i turisti e i comuni cittadini.
La discussione che da alcuni mesi è in atto riguarda la funzionalità degli ambienti, le risorse che dovrebbero essere stanziate, il rispetto del paesaggio e di tutti i suoi elementi ed infine la sua laboriosa manutenzione. Attraverso l’utilizzo di una presentazione interattiva che illustrava in modo chiaro e realistico ciò che verrà fatto e come dovrebbe essere la nuova Reggia, si è provato a rispondere alle tante domande.
«All’inizio del concorso non avevamo capito quanto fosse importante per la città questo spazio — ha spiegato l’architetto Francesco Garofalo, fondatore dell’impresa Openfabric di Rotterdam vincitrice del bando, sostenuto dal collega Fabrizio Polimone –. Poi, una volta messe le mani in pasta, ci siamo resi conto del grande sostegno che le persone ci volevano dare per arrivare a un obiettivo comune, dandoci quella spinta in più. Forti di ogni opinione che ci è giunta abbiamo deciso di modificare il progetto iniziale e non di apportare un cambio radicale». L’architetto ha infatti dichiarato di aver tenuto conto della storia e della cultura preesistenti adattandole alla società moderna.«Non si è potuto non tener conto e valutare ogni singolo elemento, soprattutto la realtà del giardino, rispettando i segni naturali e quelli antropologici – ha continuato –. Valorizzazione, restauro e tracciamento sono stati i tre pilastri sui quali si è lavorato. L’obiettivo era quello di sovrapporre al “vecchio” l’“attuale” per raggiungere qualcosa di nuovo». Durante l’illustrazione della pianificazione Garofalo ha parlato dell’illuminazione, incalzato poco dopo sull’argomento da alcune osservazioni dell’esperto di storia dell’architettura Carlo Mambriani, degli spazi verdi e della loro funzione non più solo contemplativa ma interattiva, dell’evoluzione del Belvedere mantenendo gli assi visuali e delle vasche circolari mentendo lo stile della vici Vasca di Corbelli.
«Vogliamo creare nuovi scenari e non dei meri spazi strutturali statici – ha dichiarato Garofalo –. Resterà la magia in ogni angolo con un tocco di modernità e soprattutto salvaguardando l’ecosistema. Non ci siamo sentiti vincolati durante il lavoro. L’idea è quella di pensare a uno spazio da vivere e non a un progetto fatto e consegnato alla cittadinanza». —
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