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il processo 

Cade l’accusa di usura e truffa per due funzionari del Credem

T.S.

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REGGIO EMILIA. Un processo durissimo con al centro due funzionari (Saverio Vincenzo Alicino e Francesco Memeo) del Credem (filiale di Bisceglie) accusati di usura bancaria e truffa pluriaggravata.

Nel mirino operazioni bancarie eseguite fra il 2004 e il 2011 coinvolgenti due società di Andria. L’indagine viene portata avanti a Trani dal pm Antonio Savasta (ora addirittura finito in carcere con un altro magistrato per una vicenda di corruzione, ndr) che nel marzo 2016 ottiene il rinvio a giudizio dei due bancari, ma non il sequestro preventivo di un milione di euro a danno del Credem quale presunto danno che avrebbero subìto le due società. È l’inizio di un procedimento in cui la banca di Reggio Emilia si affida all’avvocato Roberto Sutich sia per la difesa dei due dipendenti, sia per la costituzione dell’istituto di credito come responsabile civile. L’accusa ritiene che i due funzionari di banca, abusando delle relazioni di ufficio e del rapporto fiduciario con gli amministratori delle società al fine di trarre ingiusto profitto, li avrebbero indotti, con artifizi e raggiri “ad effettuare – in luogo dell’ordinaria concessione di finanziamenti in euro – operazioni negoziali attraverso contratti collegati produttivi nel complesso di ingenti e sproporzionati oneri, per effetto dell’applicazione di condizioni economiche usurarie”. Ancora più nello specifico, Alicino e Memeo avrebbero “indotto le società ad effettuare operazioni di anticipazioni e finanziamenti in divista estera (yen e franchi svizzeri) pur in assenza di rapporti commerciali sottostanti che ne giustificassero la concretizzazione, ed operazioni a termine sui cambi, di natura altamente speculativa, causando così alle società ingenti perdite monetarie”. Saranno udienze tormentate, con vari pm che si alternano. La difesa aggredisce le consulenze effettuate per conto della Procura (ritenendole in conflitto con il diritto e la giurisprudenza relativamente a derivati ed usura) e in fase di requisitoria l’accusa arriva a chiedere l’assoluzione per i due imputati, come poi farà la Corte ritenendo i titolari delle due società “perfettamente consapevoli della natura delle operazioni che stavano stipulando nonché delle conseguenze in termini di convenienza economica e rischio dettato dall’oscillazione dei cambi che ne sarebbe derivata”. I giudici aggiungono che “come correttamente osservato dalla difesa, qualora le operazioni proposte fossero state imposte con l’inganno alle parti civili, forti dell’esperienza negativa avuta con il Credem, non avrebbero mai replicato le stesse operazioni presso un’altra banca”. —

T.S.

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