Gazzetta di Reggio

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Nell’orrore di Birkenau con Terracina nel cuore

Adriano Arati
Nell’orrore di Birkenau con Terracina nel cuore

Gli studenti ricordano le parole del sopravvissuto, che in gennaio era stato al Valli «Ci disse che il padre gli aveva raccomandato di mantenere sempre la dignità»

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Questa seconda settimana del Viaggio della Memoria di Istoreco, che nel 2019 porterà in totale oltre mille studenti reggiani a visitare i campi di Auschwitz-Birkenau, ha avuto un ospite speciale nella testa dei ragazzi. Un ospite chiamato Piero Terracina, 90enne ebreo romano sopravvissuto a Birkenau e alla distruzione della sua famiglia.

Lo scorso gennaio Terracina ha incontrato tutti i futuri viaggiatori in una bellissima mattinata al teatro Valli, in cui ha portato la sua testimonianza sulle leggi razziali, sulla prigionia e poi sulla deportazione. Un momento pieno di umanità, rimasto inciso nei cuori dei ragazzi come dei docenti. E in questi giorni “sul campo”, Terracina è stato spesso citato, sia nelle varie riflessioni sia nella commemorazione conclusiva a Birkenau che venerdì ha concluso il secondo turno. «Come si poteva mantenere la dignità in questo luogo? Piero Terracina ci ha raccontato la sua incredulità verso questo concetto che suo padre gli aveva spiegato all’inizio dell’orrore: “Figli miei, qualunque cosa accada ricordatevi sempre di mantenere la dignità”. Ma la dignità umana in questo luogo veniva strappata, e tocca a noi restituirla alle vittime di questa ingiustizia attraverso la memoria», la riflessione degli alunni della 4° B del liceo Moro.

Tocca ai viaggiatori di oggi portare avanti il ricordo, «perché, nel presente e nel futuro, nessun uomo e nessuna donna perda la dignità anche nei momenti più difficili, di violenza e di morte. Quindi non restiamo indifferenti, attiviamoci per fermare l’oppressione e l’ingiustizia, perché ognuno di noi possa essere testimone di pace e non vittima dell’odio».

Il tema torna, e con forza, anche nelle parole della 5° G dell’istituto Cattaneo di Castelnovo Monto. Anche questa classe parte dal racconto di Terracina e dall’ammonimento del padre. «Ma come si fa a non perdere la dignità quando si è denudati davanti a tutti indipendentemente dal genere? O quando si è costretti a vivere in uno spazio vitale ridotto? Cos’è che aiuta a non mollare e a sopravvivere? La speranza di vedere i propri cari, per più giovani la voglia di vivere (“Non volevo morire”, per citare sempre Terracina) e un po’ di marmellata aiutava a sperare».

«In questi luoghi abbiamo trasformato in immagini le parole del signor Terracina, visitando i luoghi in cui lui e migliaia di persone hanno subito ogni forma di umiliazione. Abbiamo scoperto l’esistenza di un mondo che non immaginavamo possibile», aggiungono dalla 5° G dell’istituto Tricolore. «Le regole di quel mondo non sono le regole che conosciamo, non hanno nulla a che fare con i modelli di civiltà e umanità con cui noi veniamo a contatto. Grazie alle testimonianze che abbiamo ascoltato, abbiamo percepito il valore e l’importanza della solidarietà, il ruolo della sorte, il dramma degli equivoci e delle incomprensioni soprattutto linguistiche. Noi, esterni a tutto ciò, non possiamo fare a meno di provare rancore verso quei carnefici così fanatici e violenti. Pur essendo semplici uditori di testimonianze, troviamo difficile giustificare e perdonare l’accaduto».

Ora si torna a casa, concludono, «dopo un viaggio in un’epoca estremamente difficile in cui la brutalità dell’uomo si è manifestata nella sua forma più violenta. È difficile accettare, ma conoscendo i lati più oscuri della nostra storia possiamo gettare le basi di una società giusta, nella quale ogni essere umano sia artefice del proprio destino». —



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