«Non più numeri, ma persone Ce lo dobbiamo ricordare»
CRACOVIA. Non più numeri ma persone. La seconda settimana del Viaggio della Memoria ha coinciso con un anniversario reggiano tanto doloroso quanto poco noto: il 26 febbraio 1944, a metà del turno appena concluso, arrivava ai cancelli di Birkenau il treno partito dal campo di Fossoli il 22 gennaio con a bordo dieci persone reggiane di origine ebraica. Si chiamavano Alda Corinaldi, Bice Corinaldi, Olga Corinaldi, Lucia Finzi, Lina Jacchia, Benedetto Melli, Beatrice Ravà, Ilma Rietti, Iole Rietti e Oreste Sinigalia. Sullo stesso treno, fra gli altri, anche Primo Levi.
I dieci ebrei reggiani sono stati ricordati nel 2015 con la posa delle prime dieci pietre d’inciampo nel territorio provinciale, nove in città e una a Correggio. Venerdì scorso, le ragazze e i ragazzi della 4° F dello Scaruffi hanno ricordato queste vittime durante la commemorazione conclusiva, in una delle fasi più toccanti vissute sinora. Prima con un discorso e poi – uno a uno – alternandosi al microfono per leggere i dieci nomi. «Il ritmo lento del nostro camminare nel campo di Birkenau ci ha restituito la sua disumanizzante vastità, una vastità tale che abbiamo potuto immaginare come il percorrerla non fosse semplicemente una piaga fisica per i prigionieri, ma una violenza morale tale da far credere loro di non poter fuggire o uscire da quell’inferno», scrivono dalla 4° F Scaruffi. «Oggi, con più consapevolezza, riusciremo a testimoniare le memorie di ciò che abbiamo visto, affinché le persone che erano state ridotte a numeri riacquisiscano la loro dignità. Per Primo Levi fu un impulso “immediato” il bisogno di raccontare agli altri e di fare gli altri partecipi. Così per noi oggi è una necessità, e un dovere, ricordare i dieci ebrei reggiani vittime della deportazione. Non più numeri ma persone». —
Adr.Ar.
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