Corso Garibaldi pedonale, l’architetto Bedogni: «Non basta, occorre ripensare anche la circonvallazione»
L’architetto Paolo Bedogni interviene sulla pedonalizzazione del viale: «Ottima idea, bisogna rivedere tutta la mobilità della città storica»
REGGIO EMILIA. «Dedicare tutto Corso Garibaldi ai pedoni? Troppo poco, bisogna ripensare in chiave sostenibile l’intera città, circonvallazione compresa». Paolo Bedogni, architetto reggiano da sempre impegnato in collaborazioni e dialoghi con amministrazione comunale, cittadini e commercianti del centro storico, è uno dei maggiori artefici del rinnovamento del viale che collega le piazze Gioberti e Roversi.
Suo ad esempio è stato il progetto che ha riqualificato la facciata della chiesa del Cristo e sempre a lui è stato affidato dal Pio Istituto Artigianelli il compito di pensare alla trasformazione di palazzo Cosselli in uno studentato. E proprio per questo, quando ha letto la provocatoria proposta della Gazzetta riguardo alla totale pedonalizzazione di Corso Garibaldi, è stato una delle prime voci a intervenire nel dibattito.
Un boulevard alla francese pensato per i pedoni. Cosa ne pensa?
«È una proposta interessantissima, che condivido e anzi rilancio. Perché bisogna affrontare tutta la mobilità in termini di sostenibilità e la proposta che avete fatto su Corso Garibaldi dovrebbe essere collocata all'interno di una visione di Reggio Emilia del futuro. Si sta parlando proprio ora, temo con poca risonanza, del piano per la mobilità sostenibile e si guarda già al 2030 e al 2050, sta accadendo in tutte le città. Ad esempio a Ravenna, dove sono state fatte proposte di collegamento fra il centro e le prime espansioni della città, con una visone generale. Visione che da noi significa che Corso Garibaldi deve essere collegato a tutto il percorso ducale».
Insomma, il viale pedonale dovrebbe essere molto più esteso.
«D’altronde anche il finanziamento ministeriale parla di passeggiata ducale, non si deve parlare più di auto private ma di mobilità delle persone. Questo è il cambio di strategia di una città che si vuole dichiarare sostenibile e sta ispirando città come New York, da sempre dedicata alle auto, che sta cambiando intere strade un tempo invase dal traffico automobilistico privato. Oggi sono piene di gente che si muove a piedi e con i mezzi pubblici e rendono vivo il commercio e la qualità urbana. Se possono farlo lì, perché non dovremmo farcela anche noi?».
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Eppure sono stati proprio alcuni commercianti del centro i più convinti oppositori della pedonalizzazione.
«Perché parlano sempre di chiusura, quando invece si dovrebbe iniziare a ragionare di apertura del centro e di attrazione del centro e della città storica. I commercianti vanno aiutati da noi tecnici in un’ottica di condivisione, mai mettersi gli uni contro gli altri altrimenti non siamo una città del futuro. Come stiamo facendo nel nostro piccolo in via Ariosto, dove i negozianti mi fermano per strada e mi chiedono aiuto. Le associazioni dei commercianti secondo me non vedono l'ora di mettersi a un tavolo e ragionare assieme. E poi si deve pensare alle persone che vivono a ridosso della circonvallazione, fino a pochi anni fa non vedevano l'ora di fare due passi dentro la città mentre ora preferiscono andare da tutt’altra parte».
Quello di una circonvallazione diversa è un suo pallino da diverso tempo.
«Reggio va aperta alle persone costruendo una circonvallazione verde e sostenibile e che non mi si venga dire che ora è troppo presto e che finché non si costruisce la tangenziale nord non si può fare. Non ci credo. Basta un pennello e della vernice bianca per ridisegnare la segnaletica orizzontale. Deve tornare a essere un anello verde dove far circolare soprattutto mezzi pubblici con corsie preferenziali che possano far rivivere il centro storico».
Sarebbe un cambiamento radicale. La città e i reggiano sono pronti secondo lei?
«Si, è pronta. Basta guardare ad esempio al Bike party” che organizzammo lo scorso anno sempre in via Ariosto, la città fu invasa da 500 persone in bicicletta. Lo dissi già quando ci fu il Giro d’Italia, bisogna sfruttare queste occasioni straordinarie che impongono a tutta la città di trovare soluzioni alternative alle auto private, auto che costringono il centro storico e la città storica a costanti intasamenti e rallentamenti del traffico. Accade sempre così: proprio quando con la macchina c'è bisogno di andare veloci la città si intasa, soprattutto la circonvallazione”.
E i mezzi pubblici?
«È fondamentale investire sul trasporto pubblico, si deve vedere nella sua innovazione nel senso che si devono distinguere i bus vecchi da quelli nuovi. Quando li vedo devo rimanere stupito, esserne attirato. A Brescia ad esempio hanno fatto una linea di tramvia che tutti criticavano perché sembrava fosse inutile, adesso è diventata una soluzione straordinaria e apprezzatissima. E poi i mezzi pubblici sono fondamentali per gli studenti».
Studenti che diventeranno parte integrante della popolazione di Corso Garibaldi.
«Esatto, non possiamo non pensare al fatto che nel giro di pochi anni la città diventerà una città universitaria. Il progetto di trasformare palazzo Cosselli in uno studentato, di cui mi sto occupando su incarico del Pio Istituto Artigianelli, è una idea straordinaria. Si trova in un punto strategico, adiacente alla biblioteca e tra la futura università del seminario e quella del centro, e la mobilità sostenibile diventerà sempre più importante. Non è possibile ad esempio che duemila studenti si trovino bloccati da mura di automobili in coda».
E le piazze che ruolo avranno?
«Piazza del Cristo e piazza Gioberti, come avete giustamente sottolineato, diventano in questa ottica come due calamite per ripopolare e rendere appetibile quella zona. Per far funzionare un percorso occorre che ci siano delle attrazioni e in Corso Garibaldi c’è tutto: cultura, storia, distese, commercianti».
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