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Morto dopo la partita, chiesta l’autopsia La famiglia di Alex distrutta dal dolore

C.O.
Morto dopo la partita, chiesta l’autopsia La famiglia di Alex distrutta dal dolore

Un tonfo sordo e oggetti che cadevano. La madre e il patrigno sono accorsi nella sua camera, ma non c’è stato nulla da fare

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cavriago. È il giorno della disperazione, dell’incredulità e della rabbia. Perché raramente si riesce a dare un senso alla morte di ragazzo di nemmeno 20 anni. In via Marmazza a Cavriago, nella prima periferia del paese, dove abitava Alex Mornini, neodiplomato geometra, da qualche mese in cerca di un lavoro, morto intorno alle 19.30 di sabato per un malore che non gli ha lasciato scampo, il tempo sembra sospeso. Nessuno è fuori in giardino nonostante la giornata tiepida; porte e finestre sono chiuse. Stradina a sfondo cieco deserta. In fondo, nel grande parco chiuso da un cancello, le tre ville padronali sembrano disabitate.

la tragedia

Ma è lì che si è consumata la tragedia. Al primo piano di quella più grande, moderna, con un grande porticato, da nemmeno ventiquattro ore è morto Alex, un ragazzo solare e simpatico: «Era lui che teneva assieme la nostra compagnia», dicono gli amici. La mamma, Nadia, origini russe, per un attimo esce in giardino, ha il viso stravolto e le lacrime che le rigano il volto. Il patrigno, Moris Giglioli, ex dipendente della Orion di Corte Tegge, ex assessore nella giunta del sindaco Ugo Ferrari, che Nadia ha sposato in seconde nozze una quindicina di anni fa, parla in un sussurro e con la voce spezzata. Il dolore è immenso. Alex se ne è andato tra le loro braccia. In serata, all’ospedale, è arrivato anche il padre del ragazzo che vive in una frazione di Reggio Emilia.

Tutto si è consumato in una manciata di minuti. Il ragazzo, che avrebbe compiuto 20 anni tra nemmeno un mese, si è sentito male pochi minuti dopo aver fatto rientro a casa, verso le 18.30 di sabato. Aveva terminato da poco una partita di basket con gli amici, giocata al palazzetto di Cavriago. Una partitella tra amici, come spesso facevano. Perché il gruppo di giovani che Alex frequentava, come collante, aveva proprio lo sport. E infatti il punto di ritrovo era spesso il palazzetto, oppure la piazza del paese. Alex amava lo sport: aveva giocato a volley, poi a pallacanestro. E anche se ormai da qualche anno non frequentava più le società, quando poteva tornava in campo.

Anche sabato pomeriggio. Pare che durante la partita non sia accaduto nulla che potesse far pensare a ciò che da lì a poco sarebbe accaduto; sembra che Alex non abbia accusato alcun malessere. È tornato a casa, la mamma e il patrigno lo attendevano. È salito in camera sua e lì si è accasciato.

un tonfo sordo

I parenti hanno sentito dei forti rumori provenire dalla cameretta del ragazzo: un tonfo sordo, oggetti che cadevano. Sono accorsi, hanno spalancato la porta e l’hanno trovato ormai agonizzante: aveva perso conoscenza, il respiro affannoso. Poi l’arrivo delle ambulanze e dell’automedica, il personale sanitario che riesce faticosamente a rianimarlo, la corsa verso l’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, l’intervento dell’équipe medica che ha tentato ogni strada per evitare il peggio.

E alla fine l’inevitabile: Alex è morto verso le 19.30.

l’autopsia

Cosa sia accaduto, cosa abbia ceduto in quel fisico giovane, abituato agli sforzi, per ora nessuno è riuscito a capirlo. Infatti, sono stati chiesti i riscontri diagnostici (l’autopsia) dai medici che sono interventi per tentare di salvare Alex. Si tratta di una prassi: ogni volta che la causa di una morte, avvenuta in ospedale, è incerta, è necessario fare tutte le indagini necessarie a chiarire il quadro clinico. Questa mattina si deciderà quando gli accertamenti verranno fatti. Ma non sarà più tardi delle prossime 48 ore. E solo allora la salma di Alex sarà riconsegnata ai parenti per l’ultimo saluto. —

C.O.

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