Dopo le minacce il tunisino incendiario resta ai domiciliari
ROLO. A dir poco confusa – ieri mattina davanti al giudice Antonella Garcea – la deposizione di Bechir Kochtbene (a destra nella foto), nordafricano che dice di avere solamente bruciato dei cartoni, e che non c’era nulla di vero in quanto ha gridato ai carabinieri intervenuti («Non aprite la porta che è collegata con la bombola del gas e salta tutto»). E soprattutto specifica che in quel modo eclatante ha voluto attirare l’attenzione perché sostiene di essere stato abbandonato dall’avvocato (che poi, in aula, ha cambiato affidandosi ad Ernesto D’Andrea, subentrato d’ufficio) e dalle istituzioni: «Ho attirato l’attenzione per dire “Esisto anch’io” visto che ho tanti problemi e nessuno mi aiuta».
La Procura la pensa diversaamente e chiede per lui la misura cautelare in carcere. Di diverso avviso l’avvocato D’Andrea: «È una persona che cercava attenzione. Anche se avesse voluto, non si sarebbe avverato quello che minacciava. Ora però ha preso coscienza di evitare di compiere gesti di questo genere. Chiedo perciò la conferma degli arresti domiciliari».
Tesi difensiva accolta dal giudice Garcea, ma con un’ultima ramanzina a Kochtbene («Non deve più compiere questi gesti»), che sarà giudicato il 18 marzo per questa vicenda. Per lui però vi sono altre due pendenze giudiziarie: stalking e maltrattamenti nei confronti della moglie (per questi reati contestati è agli arresti domiciliari nell’appartamento di via Volta), ma anche per non aver rispettato il provvedimento restrittivo che gli imponeva di stare ad una certa distanza dall’ex moglie. La donna, nel frattempo, ha chiesto la separazione, mai accettata però dal nordafricano.
Bechir Kochtbene, tunisino di 54 anni residente in via Alessandro Volta 51, domenica mattina ha dato in escandescenze minacciando di darsi fuoco dopo aver fatto credere di essersi cosparso di benzina. L’uomo, già accusato di stalking e maltrattamenti nei confronti della moglie, era agli arresti domiciliari e proprio ieri doveva presentarsi in tribunale a Reggio per rispondere davanti al giudice di una ulteriore accusa: quella di non aver rispettato il provvedimento restrittivo che gli imponeva di stare ad una certa distanza dall’ex moglie.
La donna, nel frattempo, ha chiesto la separazione che il tunisino, però, non ha mai voluto accettare. Così dalle 9 di domenica mattina, tra urla e minacce, Bechir Kochtbene ha minacciato di darsi fuoco, tenendo col fiato sospeso vigili del fuoco, carabinieri, operatori sanitari e alcuni residenti del palazzo per quasi tre ore. Poi si è arreso. —
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