«L’Unione snobba la diga» «Invaso sì, ma riprogettato»
Botta e risposta tra i sindaci di Palanzano e Castelnovo. Bini nega la possibilità di ripartire dal cantiere abbandonato 30 anni fa
VETTO. «Perché l’Unione non si fa sentire sulla diga di Vetto?». A chiederlo è uno degli storici sostenitori della diga di Vetto, l’attuale sindaco di Palanzano (Parma), ma reggiano, Lino Franzini.
«Non è possibile – afferma Franzini – che un Comune come Castelnovo Monti, comune capofila dell’Unione, non faccia sentire il suo peso in Regione per la mancata realizzazione dell’invaso di Vetto, come se i benefici che porterebbe anche alla montagna non riguardassero anche Castelnovo o i Comuni di questa Unione».
DUE PONTICELLI
«Non è possibile – prosegue Franzini – che sulla strada principale che da Vetto a Ramiseto si passi ancora su due ponticelli che fungono da guado, pur avendo avuto per dieci anni una presidente della Provincia proprio di Ramiseto. Onestamente devo dire che anche i montanari hanno molte colpe; se fossero cosi bravi a organizzare proteste contro i politici assenti come sono bravi a criticare nei bar o a cambiare i politici che non fanno nulla per la montagna, a Castelnovo avremmo la ferrovia e l’aeroporto, pertanto occorre assolutamente cambiare».
Un intervento al quale risponde Enrico Bini, sindaco di Castelnovo Monti, chiamato in causa: «Sono rimasto abbastanza stupito dall'intervento dell’amico Franzini, per più di un motivo. L’Unione Appennino fin dall’inizio ha seguito il percorso intrapreso per arrivare finalmente a interventi concreti sulla gestione idrica della Val d’Enza e la diga di Vetto, e lo ha fatto, dietro indicazione unanime di tutti i Comuni, delegando a seguire il tema il sindaco di Vetto, Fabio Ruffini, per competenza territoriale e conoscenza dei vari aspetti il più indicato per apportare un contributo positivo. E proprio grazie al suo impegno e alla sua partecipazione, è stato attivato il Tavolo tecnico della Regione Emilia-Romagna sul bacino dell'Enza».
«Ai lavori – prosegue Bini – hanno partecipato tutti i Comuni delle due sponde (rappresentati da Vetto e Bibbiano per la provincia di Reggio Emilia, Palanzano e Sorbolo per la provincia di Parma, ndr), i Consorzi di bonifica, i Consorzi irrigui, le Province di Reggio Emilia e Parma. Il Tavolo ha dato vita a un importante documento di analisi della situazione e programma di lavoro il cui primo firmatario è proprio Franzini. Un documento che ha sancito il superamento del semplice dibattito “diga sì, diga no” che si trascinava da anni, piuttosto sterile, e che vede l’accordo di tutti i sottoscrittori per la realizzazione, in presenza delle condizioni necessarie, di un invaso lungo l’Enza, della capacità tra i 40 e i 70 milioni di metri cubi di acqua».
PAROLE STRUMENTALI
«Vorrei smentire un tema che Franzini riporta frequentemente – aggiunge Bini –. È impensabile e irrealizzabile ripartire da un giorno all’altro con il cantiere avviato e poi fermato più di 30 anni fa. Dire che si possono riprendere i lavori aggiornando il progetto è strumentale. Il progetto, a tanti anni di distanza, con tecnologie e normative che sono progredite e mutate, deve essere rifatto, e il documento sottoscritto dal tavolo di lavoro regionale serve anche a questo. Inoltre, i dati vanno rivisti anche alla luce degli avvenuti cambiamenti climatici e delle nuove conoscenze. Sull’utilità dell’invaso ormai siamo tutti d’accordo, sia per gli aspetti agricoli-irrigui che occupazionali, turistici e di sicurezza territoriale. Anche in questo caso la sollecitazione di Franzini credo sia superflua, ma se chiede che esprima questa mia posizione – conclude il sidaco di Castelnovo – non ho alcun problema a farlo». —
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