Acetaie rifornite di mosto non conforme La Dodi tra le vittime
L’indagine è partita da Foggia, blitz dei carabinieri del Nas Francia: «Siamo parte lesa. Qui sequestrati 18mila litri di prodotto sospetto»
C’è anche l’acetaia Dodi di Albinea tra le aziende gabbate da un’azienda fornitrice che spacciava mosto ricavato da uve da mensa, come proveniente dai vitigni indicati dal disciplinare Igp, gli unici da cui si può ricavare l’aceto balsamico. La truffa è stata scoperta nel corso di una maxi operazione che ha toccato cinque regioni – oltre all’Emilia Romagna, Puglia, Sicilia, Campania, Lazio – e tre aziende vittime della truffa, tra il Modenese e il Reggiano, oltre alla Dodi, il Gruppo Acetifici Italiani Modena, della famiglia De Nigris e Acetum di Cavezzo.
È stato un maxiblitz quello diretto dalla procura di Foggia e condotto dai carabinieri del Nucleo antisofisticazione di Bari, insieme all’Ispettorato centrale repressione frodi. L’operazione vede nel mirino uno stabilimento del foggiano che, grazie all’opera di aziende intermediarie e di trasporti, commercializzava migliaia di quintali di mosto, usando documenti di trasporto che attestavano falsamente la qualità del prodotto. Così come falsa era la provenienza del mosto da uve da vino Trebbiano e Sangiovese, idonee alla produzione di aceto balsamico di Modena.
La contraffazione del prodotto veniva ultimata in un’azienda salentina che, a sua volta, praticava ulteriori operazioni di sofisticazione e lo rimetteva in commercio. In tutto, sono stati sequestrati 91mila quintali di mosti e prodotti vinosi per un valore di 15 milioni di euro. Otto milioni di litri saranno oggetto di ulteriori approfondimenti presso il Gruppo Acetifici Italiani con sede a Santa Croce.
«Aimo Acetifici Italiani Modena ritiene doveroso confermare, come parte lesa, la più totale collaborazione con le forze dell’ordine nell’ambito dell’indagine. Aimo è una vittima della frode assieme ad altre aziende del settore – afferma Armando de Nigris, presidente Aimo – Siamo pronti ad agire per vie legali contro i colpevoli.
«Da noi i controlli si sono soffermati su nemmeno 18mila litri di aceto balsamico», afferma Giovanni Francia, presidente dell’Acetaia Dodi di Albinea. «Stamattina (ieri per chi legge, ndr) sono venuti da noi i Nas per un’ispezione. Verranno fatte tutte le verifiche del caso. Anche se si tratta, ripeto, di una quantità molto bassa di prodotto, sequestrata soltanto in via precauzionale. Sottolineo, inoltre, che noi siamo parte lesa in questo procedimento. Ovviamente, non siamo noi gli indagati».
Altrettanto sicuro dell’estraneità della propria azienda è Cesare Mazzetti, presidente di Acetum. E Mariangela Grosoli, presidente del Consorzio di tutela dell’aceto balsamico di Modena Igp sottolinea fa presente il rigido disciplinare per potersi fregiare della certificazione. —
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