Condannato a diciotto mesi per il passaporto falsificato
REGGIO EMILIA. Nell’estate scorsa si è presentato agli sportelli dell’ufficio immigrazione della questura per chiedere il rinnovo del suo passaporto. Ma al posto di un altro documento, ha ottenuto le manette ai polsi.
È quello che è successo a Khalid Zeeshan, cittadino originario del Pakistan di 41 anni, quando in agosto ha tentato di ottenere un nuovo documento di espatrio presentandone uno vecchio, ma falso.
Lo straniero, tra l’altro, risiede regolarmente in Italia ed è a Reggio Emilia da diverso tempo tanto che, in zona stazione, è il titolare di due negozi che vendono kebab e alimenti etnici. Il 41enne, tuttavia, non ha fatto i conti con l’esperienza degli agenti dell’ufficio immigrazione. Ormai abituati – e addestrati con corsi specializzati – nel riconoscere le falsificazioni. Scoperto il trucco, il pakistano è stato arrestato in flagranza. Una vicenda che ieri ha avuto un primo pronunciamento giudiziario. Per la Procura il pakistano va condannato ad otto mesi di reclusione. Di lui non si sa più nulla, ma potrebbe essere tornato nel Paese d’origine visto che nella direttissima il giudice Cristina Beretti aveva dato il nullaosta per l’espulsione.
Che sia ormai un “fantasma” lo conferma anche l’avvocato difensore Vainer Burani che, comunque, chiede l’assoluzione per il suo assistito, facendo due tipi di valutazione. In primis che Zeeshan aveva ricevuto quel passaporto dal Consolato pakistano in Italia, quindi «non c’è la prova – specifica il difensore – che sapesse di avere in mano un documento fasullo». In seconda battuta l’avvocato Burani avanza dei dubbi che per questo reato il 41enne debba essere processato in Italia, perché la falsificazione potrebbe essere avvenuta in Pakistan, dato che il passaporto è proveniente da un organo diplomatico. In più per due volte il pakistano, con il passaporto “incriminato”, aveva rinnovato il permesso di soggiorno, finché nell’agosto scorso la questura aveva individuato il taroccamento.
Dopo una breve camera di consiglio il giudice Simone Medioli Devoto ha emesso una condanna più dura rispetto a quanto prospettato dall’accusa, vale a dire un anno e mezzo di reclusione, ma con pena sospesa. —
T.S.
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