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La salute del settore 

La metalmeccanica tiene ma la formazione fa acqua

La metalmeccanica tiene ma la formazione fa acqua

L’analisi puntuale di Unindustria a tre mesi dalla precedente rilevazione  A preoccupare sono anche i tagli del governo all’alternanza scuola-lavoro

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REGGIO EMILIA. Più ombre che luci nell’industria metalmeccanica di Reggio Emilia. Emergono dall’analisi dell’associazione provinciale degli industriali che, a tre mesi dalla precedente rilevazione, torna con l’iniziativa dei «giorni della metalmeccanica» (svolta ieri in contemporanea in tutta Italia) a fotografare lo stato di salute del comparto.

tasto dolente

Il tasto più dolente per le aziende reggiane del settore – 410 per un totale di 26.500 addetti – è ancora quello della formazione tecnica e dell’alternanza scuola-lavoro, entrambe funzionali al reclutamento di personale specializzato che le aziende, pur avendone bisogno come il pane, stentano a reperire. Il dito degli industriali punta sul governo che, nonostante la petizione con oltre 22.000 firme contrarie presentata nei mesi scorsi, ha drasticamente ridotto nella legge di bilancio il monte ore dell’alternanza scuola lavoro. Per gli istituti tecnici si passa infatti da 400 a 150 ore sul triennio. «Siamo passati da una formazione già light ad una gita in azienda, assolutamente insufficiente», commenta Sergio Bordoni, presidente del gruppo metalmeccanico di Unindustria reggiana. Fatta e disfatta la legge, rimane inalterata la necessità di fare incontrare gli studenti con le imprese.

Abbiamo quindi assistito – è stato detto – a un brusco passo indietro rispetto all’introduzione di un metodo in grado di favorire un rinnovamento della didattica e della formazione, affinché mondo della scuola e mondo del lavoro trovino un linguaggio comune attraverso il quale progettare e gestire percorsi formativi di qualità, in grado di favorire una vera occupabilità dei giovani, anche a fronte dell’elevata disoccupazione giovanile e al fenomeno dei Neet. Inoltre i cambiamenti tecnologici sono veloci e quello che è nuovo oggi può diventare vecchio domani. Per questo è necessaria una vicinanza continua.

Tecnologie

Altro tema sollevato è quello della formazione, in particolare quella sulle tecnologie 4.0. Su questo fronte a «preoccupare» è l’emendamento del M5s presentato nell’iter di conversione del «decretone» che ha tra le principali misure il reddito di cittadinanza e la pensione a «quota 100».

In sostanza, spiega Alberto Seligardi, responsabile dell’area studi e education, «è previsto un ulteriore utilizzo dei cosiddetti fondi interprofessionali, soldi che le imprese versano per la formazione dei propri lavoratori, per finanziare i percorsi formativi dei destinatari del reddito di cittadinanza. In questo modo c’è la possibilità concreta di togliere alle aziende altri risorse da investire sul capitale umano». Vanificando, aggiunge Alessandro Parma (responsabile dell’area lavoro) «il lavoro che si è svolto a livello provinciale, dove le aziende hanno dato una buona risposta sulla formazione digitale, in accordo con i sindacati».

INVESTIMENTI

A confortare un po’ è invece l’andamento del settore metalmeccanico del territorio che, in controtendenza rispetto al dato nazionale, ha tenuto nell’ultimo trimestre del 2018 e lo farà anche nel primo di quest’anno.

«Ci sono due grosse incognite sui mercati internazionali: la Brexit e i negoziati sui dazi Usa-Cina», spiega Bordoni. «Le nostre imprese che lavorano con grosse multinazionali hanno quindi deciso di aumentare la produzione nella prima parte dell’anno, contando su costi certi prima che arrivi la tempesta». In generale però, conclude Unindustria, «le imprese metalmeccaniche vanno supportate di più, in modo vero e diretto». Ad esempio «agevolando gli investimenti in tecnologia e innovazione o riducendo il cuneo fiscale». –

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