Violentò figlio di amici, stessa pena in Appello
Il meccanico 57enne rimane agli arresti domiciliari I familiari della vittima: «Atti gravissimi, fatta giustizia»
CASTELNOVO SOTTO. Confermata ieri – in Appello – la condanna a 4 anni di reclusione nei confronti del meccanico 57enne accusato di aver compiuto costrizioni e minacce per otto lunghi anni, segnati da abusi sessuali perpetrati nei confronti del figlio di una coppia amica di famiglia.
STESSA PENA Il difensore Liborio Cataliotti ha chiesto l’assoluzione, ma i giudici di secondo grado sono stati di diverso avviso, ricalcando quanto già deciso in tribunale a Reggio Emilia – nel luglio scorso – dal gup Luca Ramponi. Il processo si è svolto con rito abbreviato, quindi con sconto di pena di un terzo: la condanna di 6 anni di carcere è stata, quindi, diminuita per il rito a 4 anni. Costituiti parte civile i genitori del ragazzo (entrambi tutelati dall’avvocato Marcello Fornaciari) e la vittima stessa (assistita dall’avvocato Marco Fornaciari).
Prevista dalla Corte anche una provvisionale: in primo grado 30mila euro al ragazzo e 10mila euro al padre e alla madre. Il 57enne è ai domiciliari, dopo l’arresto nel dicembre 2017.
«FATTA GIUSTIZIA» I familiari hanno seguito personalmente il processo d’appello e a fine-udienza non si sottraggono ad un commento. «Abbiamo accolto con favore la sentenza della Corte d’appello. La giustizia ha fatto il suo corso – rimarcano – si tratta di fatti gravissimi che hanno profondamente segnato la vita di nostro figlio e che meritavano un’adeguata risposta da parte dell’autorità giudiziaria».
Pesanti le accuse mosse nel capo di imputazione – in primo grado sono stati riconosciuti 4 dei 21 episodi di violenza contestati – a carico dell’uomo per avere, dal 2008 al 2012, costretto la vittima (all’epoca minorenne), sia con la forza che con minacce di far del male alla sua famiglia, a praticare e subire numerose violenze sessuali.
ESISTENZA SEGNATA La vita del giovane – ora maggiorenne – è rimasta quindi segnata da questa lunga vicenda, che si è protratta per anni, caratterizzati prima dalla vergogna della vittima e infine dalla liberatoria denuncia. Gravi episodi di adolescenza violata, quelli portati alla luce dalla denuncia del ragazzo una volta diventato maggiorenne, e riscontrata dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Guastalla coordinati dalla Procura reggiana. —
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