Cent’anni fa il discorso di Lenin su Cavrago che diede vita al legame
CAVRIAGO. Cento anni esatti dalla nascita di un legame inscindibile. Il binomio Cavriago-Lenin, suggellato dal celebre busto, è ormai parte dell’immaginario collettivo reggiano e non solo, icona di quella che fu l’Emilia rossa, costruita sulle basi del socialismo prampoliniano e pronta ad aderire in massa al comunismo.
Quel rapporto è nato formalmente cento anni fa, il 6 marzo del 1919. Quel giorno, durante il congresso fondativo della Terza Internazionale a Mosca, il “padre della Rivoluzione” Lenin, citò nel suo discorso Cavriago e le prese di posizione del circolo socialista locale, riportate dall’Avanti!, il quotidiano del Psi italiano. Un documento sottoscritto il 6 gennaio 1919 per volontà del crescente gruppo massimalista, riportato dal quotidiano italiano il 12 gennaio e arrivato anche ai vertici rivoluzionari russi. Un esempio di solidarietà a distanza che lo stesso Lenin usò per il suo lunghissimo intervento, un episodio riportato nel suo “Six weeks in Russia in 1919” dal giornalista britannico Arthur Ransome.
«L’Avanti! è ancora sottoposto a una censura rigorosa. Ma nel numero che ci è capitato di avere per caso leggo una corrispondenza sulla vita del partito da una località chiamata Cavriago (un angolino sperduto, evidentemente, perché non si trova sulla carta geografica) e vedo che gli operai, dopo essersi riuniti, hanno approvato una risoluzione in cui si esprime simpatia al giornale per la sua intransigenza e dichiarano di approvare gli spartachisti tedeschi; seguono quindi parole che, pur scritte in italiano, sono comprensibili in tutto il mondo: “sovietisti russi”; gli operai salutano i “sovietisti” russi ed esprimono l’augurio che il programma dei rivoluzionari russi e tedeschi sia accettato in tutto il mondo e serva a condurre sino in fondo la lotta contro la borghesia e contro la dominazione militare», disse Lenin un secolo fa.
«Ebbene, quando leggiamo una tale risoluzione di una qualsiasi sperduta Poscekhonie italiana, possiamo dire a buon diritto che le masse italiane hanno capito che cosa sono i “sovietisti” russi, quale è il programma dei “sovietisti” russi e degli spartachisti tedeschi».
Parole oggi lontane, che richiamano i tempi in cui in Russia, in Germania ma pure in Italia, la Rivoluzione era per tanti un obiettivo concreto. Parole che portarono poi al successivo omaggio tramite al celebre bronzo.
La scultura ha avuto una vita travagliata. Realizzata nel 1922 dagli operai di Luganks, una città dell’Ucraina, per essere sistemato all’ingresso di una fabbrica di treni, durante l’occupazione nazista viene trafugato e dopo un tribolatissimo viaggio arriva in Italia. Qui viene recuperato da partigiani comunisti e, a fine conflitto, riconsegnato all’ambasciata sovietica di Roma. Rimane nella capitale sino al 1970, quando l’Urss decide di donarlo al Comune di Cavriago in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Lenin, come tributo a quella storica e citatissima frase sugli operai cavriaghesi.
Oggi nell’omonima piazza si trova una replica, mentre l’originale si trova nell’ex municipio, nel cuore del paese. Nel novembre 2017, per il centenario della Rivoluzione d’Ottobre, a Cavriago è stata organizzata un’iniziativa pubblica corredata dalla mostra "Lenin e luce e Rivoluzione". Fra le opere esposte, il disegno del fumettista Giuseppe Palumbo dedicato a quel rapporto mai interrotto. Storie che il ‘900 reggiano sa ancora dispensare con gusto. —
Adriano Arati
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