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L’eroina invade l’Emilia: blitz in via Turri

Enrico Lorenzo Tidona

Arrestati tre fratelli pakistani con negozi in città: per la procura le attività erano coperture. Eseguite 31 misure cautelari

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REGGIO EMILIA. Un elicottero in volo su Reggio Emilia alle 5 di ieri mattina ha suonato ancora una volta la sveglia per molti reggiani. Si trattava infatti di un mezzo della guardia di finanza, che ha arrestato tre fratelli, tutti pakistani, residenti tra via Turri e in via dell’Abate.

Tre commercianti che gestivano un internet point, un take-away e un banco al mercato, come molti altri loro connazionali onesti, ma che in realtà avevano creato, secondo le accuse, le attività lecite per fare da paravento a un grosso traffico di eroina.

Droga che facevano arrivare in Italia servendosi di “corrieri ovulatori”, loro connazionali disposti a rischiare la vita ingerendo dai 400 fino a 700 grammi di ovuli a testa per superare i controlli negli aeroporti. E poco importa se spesso i corrieri venivano arrestati: i tre fratelli riuscivano ad arruolare senza difficoltà nuova manovalanza a basso costo da impiegare nei loro traffici, gestiti per buona parte da Reggio Emilia con diramazioni fino alla Bassa. «La pericolosità di questa associazione nasce dal fatto che il flusso di sostanza era mantenuto intatto, indifferente ai 17 arresti di corrieri avvenuti negli anni», ha spiegato ieri il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, rivelando i dettagli dell’operazione «Lot Bis», che ieri mattina ha portato all’esecuzione di 31 misure cautelari (22 custodie in carcere e 9 obblighi di dimora) tra Reggio Emilia, Bologna, Ravenna, Pistoia, Arezzo, Brescia, Roma, Monza e Milano da parte dei finanzieri del comando provinciale della guardia di finanza di Bologna in collaborazione con lo Scico di Roma e i colleghi dei comandi territoriali competenti.

A capo dell’organizzazione, capace di far entrare in Italia decine di chili di eroina dal Pakistan, i tre fratelli che vivono a Reggio Emilia: il 46enne Ghulam Abbas (alias Foggy, residente in via Turri), il 43enne Ahmed Ijaz (residente in via dell’Abate) e il 35enne Munir Nadeem (residente sempre in via Turri). Tutti in Italia da molti anni, capaci di intrattenere rapporti con i produttori di droga, farla arrivare attraverso il Pakistan, e poi la Grecia e la Spagna, tenere i contatti all’estero e gestire una vasta rete logistica per lo smercio all’ingrosso della sostanza su varie piazze, in particolare in Emilia-Romagna.

I proventi dei traffici di droga venivano reinvestiti in attività economiche (dove spesso lavoravano anche i corrieri) e immobili.

I finanzieri nel corso dell’operazione di ieri hanno sequestrato automobili, appartamenti, garage, negozi, per circa 500.000 euro. Beni intestati o riconducibili ai principali indagati, con un valore del tutto “sproporzionato” rispetto ai redditi dichiarati dalle persone arrestate, e localizzate in varie provincie tra la Lombardia e l’Emilia-Romagna, ma soprattutto a Reggio Emilia dove faceva base la testa dell’organizzazione criminale.

Una banda «spregiudicata», sottolinea Amato, proprio per il ricorso massiccio a corrieri ovulatori, nonostante sia un sistema che mette a repentaglio la vita di chi accetta di trasportare la droga ingerendo gli ovuli. Peraltro, la droga così trasportata veniva venduta «a bassissimo prezzo», aumentandone la diffusione. «In un momento come questo, in cui si discute del contrasto alla diffusione delle sostanze stupefacenti, è importante svolgere attività di questo genere, anche se sono costose. Se non ci si oppone a queste organizzazioni, il contrasto al piccolo spaccio su piazza diventa un’attività monca», sottolinea Amato. —

Enrico Lorenzo Tidona

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