Riportare alla luce i muri interrati e riscostruire l’edificio
la provocazione
Circa il recupero degli edifici sopravvissuti della reggia restano alcuni punti interrogativi e alcune preoccupazioni. In primo luogo, l’ala nord, solo parzialmente esistente, di cui ho già detto la scorsa settimana: che tristezza vedere un torrione originale del palazzo cadere a pezzi, o la chiesa ancora quasi integra esternamente, ma transennata da impalcature e sempre più deturpata negli interni. Per non parlare degli altri edifici rurali in degrado, pur di origine meno nobiliare. Chi un domani vorrà visitare la reggia ristrutturata, il palazzo rinato e il parco barocco rigenerato, si troverà a parcheggiare di fronte a un agglomerato in rovina. Come si può pensare a un rilancio anche turistico della reggia, se il visitatore sarà costretto a incappare immediatamente nella tetra e miserevole vista di polverose macerie? Per questi fabbricati, oggi in mano a privati, occorre trovare strategiche soluzioni di recupero. E infine: il georadar ci mostra i muri interrati del palazzo, della parte più nobile di quella delizia. Non sarebbe giusto pensare o di portare alla luce le rovine archeologiche dell’edificio, o addirittura di ricostruirlo, con tecniche, materiali e soluzioni architettoniche moderne e innovative? L’ampio fabbricato centrale non sarebbe forse quello più adatto ad impieghi di alto profilo in futuro? Saloni per caffè o ristoranti, sale convegni, da concerto, spazi per mostre o fiere, e altro ancora? Il recupero della magnificenza del parco, e dell’ala rimanente, non dovrebbe spingerci a riempire di nuovi volumi quel vuoto incolmabile del palazzo, e della parte più nobile dello stesso, per sfruttare le formidabili reciproche sinergie di quei luoghi ritrovati? Probabilmente queste domande non troveranno risposta nel dibattito di oggi, ma sono ineludibili. E le prospettive – a cui lo stesso sindaco Vecchi alludeva nell’incontro di giovedì scorso – di ulteriori investimenti sulla reggia, potrebbero forse preludere a scenari, non necessariamente utopistici, di questo tipo. —
Alberto Cadoppi
presidente Rotary Reggio Emilia
Val d’Enza
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google