Gazzetta di Reggio

Reggio

IL CONVEGNO DEL ROTARY 

Trovate con il georadar le strutture murarie della Reggia di Rivalta

R.F.

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Il recupero degli edifici della Reggia di Rivalta può essere sogno, utopia, delirio, ma ci credo oggi come ci credevo nel 2006», ha chiuso così il presidente del Rotary Reggio-Val di Secchia Alberto Cadoppi la sua introduzione al convegno che si è tenuto ieri alla sala del Capitano del Popolo, sul progetto di restauro del Palazzo Ducale e sui risultati della indagine compiuta dall’archeologo Nicola Cassone e finanziata dallo stesso Rotary.

Un invito a pensare in grande quello di Cadoppi, senza escludere un recupero totale del palazzo, anche della parte che non c’è più. Un’ipotesi potrebbe essere quella di realizzare una costruzione in vetro che recuperi però i volumi originali. La proposta del presidente del Rotary in sintesi è quella di realizzare una struttura che sia in grado di produrre reddito e sia capace di attrarre turisti e possa essere destinata a utilizzi plurimi.

Da sale convegno a contenitore di bar e caffetteria e ristoranti. Sulla stregua della reggia reale di Venaria. Un invito, quasi una provocazione rivolta non solo alla folta platea che ha seguito anche la seconda puntata del convegno dedicato alla Reggia, ma forse e soprattutto al sindaco uscente Luca Vecchi e ai candidati sindaci in corsa alle prossime ammnistrative, presenti in sala. Il convegno, condotto dal nostro direttore Stefano Scansani, ha visto protagonista oltre ad Alberto Cadoppi e Nicola Cassone, autore dell’indagine geomorfologica, anche i progettisti che si sono occupati del progetto di restauro (Giorgio Adelmo Bertani, Francesca Vezzali e Fausto Bisi) e l’architetto del Comune Massimo Magnani.

Cadoppi, prima di lasciare spazio all’archeologo Cassone, ha criticato anche il progetto dei giardini, per non essere sufficientemente aderente all’impianto originario e sollecitando una rimodulazione. Cassone, confermando in toto le anticipazioni di ieri del nostro giornale, sulla base di ricerche effettuate con foto e georadar, ha mostrato l’esistenza di imponenti strutture murarie nel sottosuolo, a una profondità di mezzo metro per quanto riguarda gli edifici. Ma lo studio ha anche confermato l’esistenza di canali e condotti di collegamento e l’esistenza di altre due fontane «e non vasche» ha detto, in aggiunta a quella ancora esistente.

Il progetto complessivo, però, prima ancora che dal recupero eventuale delle strutture murarie, deve partire ed è partito dal progetto per il recupero dei giardini. —

R.F.

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google