Artoni, tre anni di copertura per chi resta senza lavoro
REGGIO EMILIA. Confermati i salvataggi e più coperture per chi non avrà più un lavoro. Si allarga l’ombrello aperto dopo il crac della Artoni, ditta di trasporti di Guastalla finita nel gorgo dei debiti. Ieri c’è stato un doppio incontro sulla vertenza. Uno in Regione e l’altro a Confindustria Emilia-Romagna. Sostanzialmente è stato confermato il passaggio di 143 lavoratori in seno alla Fercam ma con il mantenimento di tutti i diritti acquisiti fino ad oggi in Artoni. Le restanti persone dovrebbero finire invece in cassa integrazione straordinaria dopo la richiesta del commissario straordinario Franco Maurizio Lagro al ministero del Lavoro per l’attivazione di un ulteriore anno dell’ammortizzatore tramite il decreto Genova. «Vengono quindi confermati i posti passati in Fercam - conferma Cristina Mameli della Filt Cgil dell’Emilia-Romagna - Non era nemmeno scontato il passaggio con l’ex articolo 47, quello che prevede il mantenimento dei diritti acquisiti. Ora il nodo più rilevate è il via libera del ministero per chi resta fuori dal perimetro di Fercam».
La cassa integrazione per ora non sembra scontata mentre è già previsto, al suo termine, l’avvio di due anni di Naspi, l’assegno di disoccupazione introdotto dalla passata riforma del lavoro.
«Chiaramente noi auspichiamo che il ministero dia il suo assenso – dice Mameli – Noi sindacati siamo positivi, la richiesta il commissario la farà a breve e noi saremo al suo fianco».
Le cessioni a Fercam e alla immobiliare Prelios avevano portato 48 milioni nelle casse della Artoni trasporti. Lo stato passivo arriva però a sfiorare i 180 milioni di euro. Al 30 settembre 2018, risultano 73 dipendenti in cassa integrazione straordinaria. «Ma i numeri cambiano con l’uscita di gente che ha poi trovato un nuovo lavoro». —
E.L.T.
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