Gazzetta di Reggio

Reggio

LA PROROGA DEL VIMINALE 

La sperimentazione della pistola Taser prosegue per tre mesi

Ambra Prati

La questura traccia un bilancio del primo periodo di utilizzo «Nessun ferito tra i fermati, meno infortuni per gli agenti»

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REGGIO EMILIA. Due arrestati, tre denunciati, un solo episodio in cui sono stati usati tutti e quattro i dardi, zero giorni di prognosi per i fermati e, soprattutto, più sicurezza e meno infortuni per i poliziotti. «Un bilancio positivo»: così la questura di Reggio ha definito l’uso del taser, ieri, giorno in cui il Viminale ha dichiarato che la sperimentazione della pistola elettrica sarà prorogata di tre mesi nelle 13 città coinvolte nel progetto pilota, tra le quali la nostra. Dallo scorso settembre, il dissuasore elettronico è in dotazione della sola polizia reggiana (in attesa che la Municipale completi la formazione) o meglio dei dieci capipattuglia della Squadra Volanti, scelti tra quelli con maggiore esperienza, che hanno seguito il corso apposito a Roma, alla scuola di addestramento nazionale di Nettuno.

Il primo intervento che ha visto l’utilizzo del taser risale all’11 settembre, quando un crotonese ha aggredito, picchiato e tentato di strappare l’arma d’ordinanza a un agente che stava redigendo il verbale, al posto di polizia dell’Arcispedale. Il giorno seguente, un sinti 34enne che aveva provocato un incidente, arrestato per guida in stato di ebbrezza, ha dato in escandescenze in questura ed è entrato in contatto con il taser.

Delle tre persone denunciate (il reato costante è resistenza a pubblico ufficiale) l’episodio più noto – e l’unico in cui il taser è stato scaricato per intero – risale al 17 settembre 2018: una lite in una palazzina del Foro Boario proseguita in strada, con un senegalese che ha preso a morsi un connazionale scagliandosi poi contro i poliziotti. L’8 novembre un autolesionista, trovato a terra incosciente e pieno di sangue, ha colpito con un pugno un poliziotto, mentre il 25 ottobre uno squilibrato ha lanciato pacchi sui binari della ferrovia. Da inizio anno ad oggi, calma piatta. Un solo intervento: un falso allarme del 21 gennaio, quando è stata segnalata una persona armata di coltello in via Che Guevara ed è stato attivato il taser ma l’uomo, con problemi psichici, alla vista dell’apparecchiatura si è calmato e non aveva coltelli.

«La casistica classica per l’utilizzo del taser è trovarsi di fronte un ubriaco, drogato o che dà in escandescenze, proprio perché lo scopo è l’incolumità fisica dell’agente – commenta il dirigente delle Volanti, Carlo Maria Basile – Gli operatori si sentono più sicuri e sulla controparte l’effetto deterrente è forte: ogni volta che è stato usato o anche solo mostrato, il taser ha fatto desistere il malintenzionato. Da notare che nelle due volte che abbiamo “sparato” non si è verificata alcuna conseguenza fisica o lesione per la controparte: la prognosi, per tutti i fermati, finora è di zero giorni».

A vantaggio degli agenti, stanchi di essere habitué del pronto soccorso. «Non potendo ricorrere all’arma da fuoco ma dovendo bloccare le persone, prima si andava per forza allo scontro fisico. Ora con il taser si evita la colluttazione».

Il che significa meno giorni di infortunio per i poliziotti e meno spese per lo Stato. —

Ambra Prati

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