«Erano le forze dell’ordine a dire di non denunciare»
Ungaro alla discussa serata di “Donne contro le mafie”. In sala sindaco e vice Storchi: «Ci fanno sempre la prova anti ’ndrangheta, la facciano anche ad altri»
brescello. C’erano tutte le premesse per una serata battagliera e ricca di polemiche, ma alla fine il tanto atteso dibattito “Donne contro la mafia” si è mantenuto su toni civili e moderati, nonostante le polemiche che hanno preceduto l’evento, organizzato dal movimento “Agende Rosse” e dal comitato provinciale “Mantova acqua, ambiente, territorio, legalità”.
LA SERATA
La sala Zatti del centro culturale è andata via via riempiendosi, per arrivare presto a gremirsi, con tanti spettatori costretti a stare in piedi. Tra il pubblico, il sindaco Elena Benassi, il suo vice Stefano Storchi e diversi consiglieri di maggioranza e opposizione, oltre a esponenti della Cgil e anche due onorevoli del Movimento 5 Stelle: Davide Zanichelli e Stefania Ascari, della Commissione antimafia.
L’apertura è stata di Catia Silva, che ha ripercorso la propria storia personale ed è ritornata anche sul tema della lettera ricevuta dal Comune nei giorni scorsi, nel quale l’ente chiedeva precisazioni sullo svolgimento della serata. «Non mi farete tacere – ha dichiarato – sono una libera cittadina e non cerco visibilità politica, come si è detto per anni. Dalla politica sono uscita e continuerò a non cedere».
Significativi gli interventi delle altre due relatrici, Fiorenza Brioni e Cinzia Franchini. La Brioni, dopo aver ripercorso le tappe della propria vicenda – che l’ha vista minacciata con 17 proiettili e una lettera minatoria dopo essersi opposta al progetto di lottizzazione Lagocastello quando era sindaco di Mantova – ha invitato la politica a reagire e a mettere in atto «una nuova resistenza» contro le mafie, consigliando all’amministrazione brescellese un atteggiamento diverso nei confronti di Ungaro. «In fin dei conti – ha detto – è una situazione che avete ereditato, della quale non siete responsabili. A meno che non condividiate le ragioni del licenziamento».
La Franchini, prima presidente nazionale di una associazione di autotrasporto a costituirsi parte civile a un processo per mafia, ha invitato a mantenere alta la guardia e a «non pensare che il processo Aemilia abbia risolto tutto».
IL Caso ungaro
«Per me Brescello resta il paese più bello del mondo». Così ha iniziato Donato Ungaro il proprio racconto di ex vigile e giornalista che nella causa di lavoro con il Comune di Brescello ha vinto in ogni grado di giudizio, avendo diritto a un risarcimento.
Uno degli aspetti sul quale ha posto l’attenzione è stato il fatto che, a quei tempi, in paese si registravano pochissime denunce. «Quando succedeva qualcosa – ha raccontato – le persone tendevano a non denunciare. Anzi, erano le stesse forze dell’ordine, spesso, a invitare i cittadini a lasciar perdere. Si aveva come l’impressione che a Brescello si dovesse mantenere un volume basso, per non disturbare. I miei problemi? Iniziarono quando cominciai a scrivere sul giornale. A dare fastidio furono i servizi legati alla centrale turbogas, che avrebbe portato ingenti guadagni al Comune ma poi non venne realizzata, e alle escavazioni abusive, non quelli sulla ‘ndrangheta».
Si è detto inoltre sorpreso della querela che l’ex sindaco Ermes Coffrini ha depositato contro la compagnia teatrale “Teatro delle Albe”, relativamente allo spettacolo “Saluti da Brescello”, ispirata alla storia dello stesso Ungaro. Nella querela sarebbe chiamato in causa anche l’ex vigile, accusato di aver ispirato il testo teatrale con elementi non corrispondenti al vero. «A me – ha spiegato Ungaro – non è arrivata nessuna notifica, e nessuno mi ha mai informato a riguardo. È quantomeno curioso che lo si debba apprendere dai giornali».
IL VICESINDACO
Prima della fine del dibattito ha preso la parola anche il vicesindaco con delega alla legalità Storchi, che ha risposto ai vari punti emersi durante la serata. Dalla questione della lettera del Comune sulla serata di ieri («chiedeva di capire le modalità di svolgimento») alla vicenda di Ungaro («lo ringrazio per aver spiegato che il tema della ‘ndrangheta non ha influito sul suo licenziamento»).
Storchi ha sottolineato l’impegno dell’amministrazione comunale costituitasi parte civile nel processo Aemilia e in quelli relativi agli omicidi Vasapollo e Ruggiero, quest’ultimo avvenuto proprio a Brescello.
«Ci fanno sempre la prova anti ‘ndrangheta – ha concluso il vicesindaco Storchi – ma ce la stiamo mettendo tutta. La facciano anche ad altri». —
Andrea Vaccari
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