Gazzetta di Reggio

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operazione “LOT BIS” 

Eroina, non parlano i tre fratelli in carcere

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REGGIO EMILIA. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al gip Giovanni Ghini: stiamo parlando dei tre fratelli pakistani (Ahmed Jiaz, Ghulam Abbas e Munir Nadeem) considerati dagli investigatori a capo dell’organizzazione capace di far entrare in Italia decine di chili di eroina dal Pakistan.

Sono tutti difesi dall’avvocato bolognese Mariagrazia Petrelli che li ha assistiti durante gli interrogatori tenutisi in carcere alla Pulce: «Ricorreremo al Riesame per l'ordinanza cautelare e il decreto di sequestro – annuncia il legale – e aspetteremo gli sviluppi del caso».

I sequestri riguardano auto, appartamenti, garage e negozi per un valore complessivo di circa mezzo milione di euro. In Italia da molti anni, per gli investigatori i tre fratelli sono stati capaci di intrattenere rapporti con i produttori di droga, farla arrivare attraverso il Pakistan, e poi la Grecia e la Spagna, tenere i contatti all’estero e gestire una vasta rete logistica per lo smercio all’ingrosso della sostanza su varie piazze, in particolare in Emilia-Romagna.

Droga che facevano arrivare in Italia servendosi di “corrieri ovulatori”, loro connazionali disposti a rischiare la vita ingerendo dai 400 fino a 700 grammi di ovuli a testa per superare i controlli negli aeroporti. I proventi dei traffici di droga venivano reinvestiti in attività economiche (dove spesso lavoravano anche i corrieri) e immobili. —

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