Falso il furto di parti dell’auto ma la moglie viene assolta
Il marito carrozziere incastrato dalla perizia: la vettura riparata con i pezzi “rubati” Risarcita l’assicurazione truffata. Il 45enne scagiona in udienza la compagna
GUASTALLA. Una strana storia che è costata un processo ad una coppia che vive a Guastalla.
Tutto parte il 21 novembre 2015, quando una 35enne si presenta in caserma a Guastalla e denuncia un furto a carico di ignoti.
AUTO DEPREDATA
Qualcuno ha spaccato in pieno giorno i finestrini dell’Audi A4 a lei intestata, parcheggiata nel giardino di casa, per portare via gli sportelli anteriori, i fanali anteriori, paraurti completo, cofano anteriore, cerchio e pneumatico anteriore sinistro, volante completo di airbag, ruotino di scorta, cappelliera posteriore e navigatore satellitare.
La donna è agitata, perché ha già subìto la sgradevole esperienza insieme al marito di essere narcotizzata e derubata in casa dei mobili e della macchina.
Ma i carabinieri non sono solo dubbiosi, arrivano ad indagare la coppia per simulazione di reato, perché il marito lavora come carrozziere a Reggio Emilia e già questo crea sospetti.
PERIZIA-CHIAVE
E la conferma arriva da un perito tecnico che fa emergere come il 45enne d’origine crotonese Salvatore Cividonio abbia usato gli stessi pezzi spariti, riverniciati, per aggiustare la macchina della consorte e presentare un conto di oltre 18mila euro all’assicurazione. I pezzi sono stati riconosciuti grazie al codice identificativo e al maggior spessore dovuto alla vernice aggiunta.
Con una ricostruzione simile, l’avvocato difensore della coppia – cioè il legale Vittorio Spagni – si muove su due direzioni.
DUE PROCESSI
Chiude in udienza preliminare – con rito abbreviato (quindi con sconto di pena di un terzo) – la posizione di Cividonio, non prima di far cadere la truffa nei confronti dell’assicurazione, risarcendola (viene infatti rimessa la querela). Nell’estate scorsa il carrozziere è condannato a 10 mesi di reclusione (pena sospesa) dal gup Angela Baraldi.
Per la moglie si prospetta, invece, un processo con rito ordinario e davanti al giudice Sarah Iusto il marito, sentito come testimone, ammette di essere stato lui a riparare la macchina con i pezzi “rubati” dall’Audi A4. E il perito conferma quanto scoperto. Secondo la Procura la donna va comunque condannata, da qui la richiesta di un anno di reclusione per l’imputata. «È impossibile – rimarca nell’arringa l’avvocato difensore Spagni – che la mia assistita possa aver architettato una cosa simile. Nella denuncia ha dichiarato quello che aveva visto, non sapeva che dietro a questa storia vi fosse il marito. È assolutamente in buona fede».
La tesi difensiva fa breccia nel convincimento del giudice Iusto che assolve la donna «perché il fatto non costituisce reato». —
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