«I tartufi? Sono di chi li trova» L’associazione contesta il furto
BAISO. «Trovo le accuse di furto di tartufi, per quanto riguarda la presunta tartufaia sita a Levizzano di Baiso, totalmente infondate». Lo dice il presidente dell’Associazione tartufai reggiani, Lino Costi, su quanto avvenuto nei giorni scorsi a Levizzano, con un tartufaio che si è inoltrato in un terreno recintato per raccogliere alcuni tartufi bianchi, ripreso grazie alle fototrappole installate dalla proprietaria e denunciato per furto aggravato. «Il tartufo al suo attuale status giuridico è un prodotto del sottobosco definito “res nullis” ossia “cosa di nessuno”, o “di chi lo trova”. L’unico modo per avvalersi del diritto di proprietà di questo prezioso fungo è costituendo una tartufaia coltivata o controllata come previsto dalla legge quadro 752/85 e ribadito anche nella legge regionale della Regione Emilia Romagna numero 17 del 2016, e a quanto mi risulta questo caso non rientra nelle condizioni per avvalersi di questo diritto – prosegue Costi –. L’articolo 3 della legge quadro nazionale 752/85 stabilisce che la raccolta e la ricerca può essere praticata liberamente, previo il rilascio di un apposito tesserino e il pagamento di una tassa annuale presso la regione di residenza, nei boschi e nei terreni non coltivati, sempre ad eccezione di tartufaie coltivate e tartufaie controllate dove i conduttori o i proprietari hanno il diritto di riservarsi la raccolta e la proprietà. Ma in entrambi i casi c’è un iter da seguire per avere questi riconoscimenti, e inoltre devono essere apposte tabelle rilasciate dalla regione secondo direttive precise in modo da essere visibili una dall’altra. Secondo il mio parere il malcapitato tartufaio non ha rubato nulla in quanto legalmente i tartufi di quel terreno non sono di proprietà della signora. Ciò non toglie il fatto che è entrato in una proprietà privata recintata senza permesso, facendo una violazione di proprietà privata. Purtroppo negli ultimi anni sono sempre più presenti queste recinzioni dentro i boschi o prati non coltivati, dove con la scusa che “nel mio faccio ciò che mi pare”, la maggior parte delle volte sono le prime ad essere irregolari, dichiarando di essere fondi adibiti a pascoli di bovini o pollai, quando invece il loro reale scopo è un altro. Baiso non risulta essere l’unico caso. Certo, chiunque può fare un fondo chiuso, rispettando i requisiti previsti dalla legge, ma il diritto di proprietà sul tartufo è un’altra cosa. Inutile stimare cifre di danni subiti visto che il tartufo non è prettamente di proprietà della signora. Dubito sulla legalità di avvalersi di foto o video se l’area non viene segnalata da gli appositi cartelli». I carabinieri avevano comunque documentato con foto l’abbattimento della recinzione. —
L.T.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
