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Ragazza uccisa da una setticemia fulminante da meningococco

Luciano Salsi
Ragazza uccisa da una setticemia fulminante da meningococco

La vittima è Joy Francisca, 19 anni, di origine nigeriana Sabato il ricovero in condizioni disperate, ieri il decesso 

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La tempestiva e massiccia terapia antibiotica non è bastata a salvare la vita a una diciannovenne nigeriana colpita da una sepsi, cioè da una infezione del sangue provocata dal meningococco, cioè dal batterio Neisseria meningitidis, che può colpire anche le meningi causando la meningite. Joy Francisca, questo il nome della ragazza, non aveva accusato alcun malessere prima di venerdì sera, quando la malattia è comparsa all'improvviso in una di quelle forme fulminanti che ancora oggi non lasciano scampo al 5-10% delle persone infettate dal meningococco. Sabato è stata condotta al Pronto Soccorso e ricoverata in condizioni gravissime nel reparto di Rianimazione del Santa Maria Nuova, dove i medici le hanno praticato prontamente tutte le cure previste in questi casi.

Il suo calvario si è protratto fino alle prime ore di ieri mattina, quando la giovane è deceduta.

La diagnosi

La notizia è stata diffusa dall'Ausl-Irccs. «La sepsi da meningococco – riferisce Emanuela Bedeschi, direttrice del dipartimanto di Igiene pubblica dell’Ausl-Irccs – era stata subito diagnosticata. Trattandosi di una malattia infettiva, è stato disposto l’isolamento della malata e fin dalla giornata di domenica è stata avviata la profilassi convocando in due ambulatori della città le persone che negli ultimi sette giorni erano state in contatto con lei, sia nell’ambiente domestico sia nel luogo di lavoro. Il germe non è tra i più infettivi. La terapia profilattica, consistente in un’unica somministrazione di compresse, è prevista per le sessanta o settanta persone che le erano state più vicine».

L’INFEZIONE

La diciannovenne aveva abitato in provincia di Piacenza prima di trasferirsi a Reggio. Non era reduce da un viaggio nel suo Paese. Perciò deve avere contratto qui la malattia, che ha un periodo di incubazione non superiore a dieci giorni. Non risulta che fosse vaccinata contro questo batterio, dal quale la vaccinazione garantisce un’immunità pressoché completa. In Italia quella contro il meningococco non è tra le dieci vaccinazioni rese obbligatorie nel 2017 fra molte polemiche (contro la poliomelite, la difterite, il tetano, l’epatite B, la pertosse, l’haemophilusinfluenzae tipo B, il morbillo, la rosolia, la parotite, la varicella). Però è vivamente consigliata e i numerosi casi verificatisi recentemente in Toscana hanno fatto sì che anche nella nostra provincia la grande maggioranza dei genitori provvedesse a far vaccinare i figli contro il meningococco.

Finora l’obbligo di vaccinazione non è stato imposto perché si tratta di un’infezione meno frequente.

NUMERI LIMITATI

«Registriamo – riferisce la dottoressa Bedeschi – un numero di ammalati molto limitato, che s’è ulteriormente ridotto grazie alle vaccinazioni. Quest’anno nella nostra provincia abbiamo avuto un solo altro caso, che si è risolto con la guarigione. Tra le persone sottoposte a profilassi nessuna ha mai contratto l’infezione. Nell’intera regione si sono verificati 8 casi l’anno scorso, 24 nel 2017 e 20 nel 2016. Tuttavia la popolazione reggiana non sottovaluta il pericolo e risponde in massa all’invito a vaccinarsi. Considerando sia le vaccinazioni obbligatorie sia quelle consigliate, ogni anno il servizio di igiene pubblica somministra più di 50mila dosi ai ragazzi fra 11 e 16 anni, senza considerare gli under 11 anni a cui provvede la pediatria. Anche prima che venisse esteso l’obbligo avevamo raggiunto un alto livello di copertura». —





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