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«Siamo pronti a fare causa al Comune»

M.P.

Parla la società di Pomezia a cui sono stati tolti i lavori del palazzetto: «Ritardi? Per colpa di un progetto sbagliato»

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FABBRICO. «È il progetto che è completamente sbagliato. E il Comune, così come la direzione dei lavori, non ha risposto a svariate richieste di chiarimenti, mentre ci hanno richiesto invece molteplici prove. Tutto questo ha rallentato i lavori. Ma la risoluzione del contratto è una decisione assurda, del tutto inaspettata».

A parlare è Marco Luciani, che rappresenta il Consorzio Stabile Quattroemme di Pomezia a cui, dopo un bando pubblico, erano stati affidati i lavori per l’adeguamento sismico del palazzetto dello sport di Fabbrico e nei confronti della quale il Comune ha deciso pochi giorni fa la risoluzione del contratto, per il ritardo nell’esecuzione.

Una decisione rispetto alla quale la società chiede di dire la propria, mostrando lo stato di avanzamento dei lavori. E annunciando che si è rivolta a uno studio legale, per chiedere i danni al Comune.

«Non è vero che i lavori sono stati completati solo al 30%, ma lo sono almeno al 50% oltre al fatto che sono stati realizzati interventi extra» argomenta.

Luciani sostiene di non avere mai ricevuto risposta sulle loro richieste di poter utilizzare determinati materiali, così come per le richieste tecniche su come procedere su determinati lavori, come nel caso della chiusura delle aperture dei pilastri. «Non abbiamo mai ricevuto risposte sulle campionature di infissi, mattonelle, piastrelle, rivestimenti sanitari, nonostante siano state sottoposte già dal 14 febbraio 2019» spiega. Mentre per la centrale termica, dove non c’è ancora nulla, dice che stanno ancora aspettando una variante.

Luciani contesta il progetto e va avanti nello spiegare cosa, a suo dire, ha determinato i ritardi nella realizzazione dell’opera.

Ma la decisione arrivata dal Comune - appresa via Pec, spiega - sostiene che per loro sia stata una sorpresa inaspettata.

«Ci hanno mandato via all’ultimo e per noi è inspiegabile. Sicuramente irrituale. Avevamo concordato un nuovo cronoprogramma che prevedeva la fine dei lavori per metà aprile. Ci sembrava che fosse condiviso con la direzione dei lavori. Invece, poi, abbiamo appreso questa decisione» rivela.

E annuncia la decisione di ricorrere a vie legali.

«Abbiamo un sacco di forniture già pagate. Inoltre, il danno di immagine per noi è enorme: lavoriamo da circa 30 ani e abbiamo un sacco di appalti nel nord Italia. Ma è un danno anche per i cittadini perché ora chissà quando lo finiranno il palazzetto. Da parte nostra, ci siamo già rivolti a uno studio legale. Faremo richiesta di risarcimento danni, al Comune e probabilmente anche a livello personale, ai responsabili del procedimento per la loro condotta» conclude Luciani. —

M.P.

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