Gazzetta di Reggio

Reggio

«Un prete umile e con il sorriso, Don Franco rimarrà sempre tra noi»

Ambra Prati
I funerali di don Franco Ruffici nella palestra di Sant'Ilario
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I funerali di don Franco Ruffici nella palestra di Sant'Ilario

Sant'Ilario, una grande folla in palestra per il funerale di don Ruffini. Presenti anche i vescovi Massimo Camisasca, Daniele Gianotti e Paolo Rabitti

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SANT'ILARIO. Si è fermato l’intero paese di Sant’Ilario, dove ha vissuto e si è fatto amare per quasi trent’anni, e si è fermato l’intero clero reggiano, presente in massa ieri pomeriggio alle esequie di don Franco Ruffini, il sacerdote scomparso a 81 anni, sabato scorso, per una grave malattia diagnosticata un anno fa.

CHI C’ERA. Oltre un migliaio di persone hanno partecipato all’addio a don Franco: la palestra parrocchiale non è bastata a contenere la folla, tanto che è stato aperto il Piccolo Teatro (collegato internamente con la palestra), dove i presenti hanno potuto assistere alla cerimonia dal maxi-schermo. A concelebrare il rito ben tre vescovi: accanto a Massimo Camisasca, don Daniele Gianotti, calernese ora alla guida della diocesi di Crema, e monsignor Paolo Rabitti, che è stato eccellenza a San Marino e a Ferrara. Un messaggio è stato inviato anche da monsignor Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli, che ha ricordato quando don Franco, all’epoca alla chiesa di San Pellegrino, si prestava a confessare a Sant’Anselmo.

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DECINE DI SACERDOTI. Cinque i sacerdoti che hanno concelebrato. Alle loro spalle, schierati, una ventina di diaconi e una quarantina di sacerdoti delle diverse unità pastorali, tra i quali don Eugenio Morlini di Taneto. È stato letto un altro messaggio proveniente da don Gabriele Burani, missionario in Brasile. Senza contare le numerose suore, sia quelle che hanno assistito il don nella malattia sia quelle per le quali è stato per anni referente spirituale. E ancora tante, tantissime persone comuni, di tutte le età, che hanno affollato gli spalti e reso omaggio al feretro del don, circondato da fiori bianchi, con la stola sacerdotale e il messale aperto poggiati sulla bara.

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Ben tre i sindaci presenti con la fascia tricolore: Enrico Bini di Castelnovo Monti, Paolo Burani di Cavriago (presidente dell’Unione Val d’Enza) e Marcello Moretti di Sant’Ilario, che hanno fatto le condoglianze al fratello, alla cognata e alle nipoti di Ruffini, montanaro doc. L’omelia è stata appannaggio di don Fernando Borciani, attuale parroco di Sant’Ilario. «Se in mezzo a noi ci sono persone che non si sanno come prendere, don Franco era il contrario: aveva una parola e una battuta per tutti. Un prete umile, un prete buono, un prete sorridente; per lui era naturale sorridere. Intendeva la pastorale nel senso più totalizzante e una sua caratteristica era la propensione alla confessione e alla paternità spirituale, soprattutto verso gli ultimi. Per noi è stato come un padre – ha detto don Fernando – Non usiamo il verbo scomparire, che suona lacerante: vogliamo usare i verbi della fede, proseguire e ricordare. Così rimarrai presente nella nostra vita».

GLI INTERVENTI. È stata una cerimonia corale, durante la quale hanno preso la parola personalità come l’avvocato Paola Mescoli, ma anche gente comune, entrata in contatto con l’umanità di don Franco, al di là dei numerosi incarichi diocesani che il prete ha ricoperto. «Con dolcezza ci ha sempre detto: andiamo avanti», ha dicordato una ragazza dell’oratorio. «Ti siamo grati per averci aiutato a servire i bisognosi. Vorrei ricordare il regalo che ha fatto al paese, restaurando il chiesolino di San Rocco», ha voluto sottolineare un volontario degli operatori Caritas.

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UUNA MAMMA.  "Ricordiamo il tuo sorriso e la tua generosità», è intervenuto un parrocchiano di Santa Teresa. Ha preso la parola anche una madre dolente, Paola Rosi: «Durante la lunga malattia di mio figlio ho visto come don Franco si è preso cura di lui, facendogli incontrare il vescovo. Ogni anno, nel giorno dell’anniversario della morte di Francesco, don Franco mi telefonava, dicendo “nella preghiera di oggi ho ricordato Francesco”. Non si è mai dimenticato».

UNA PERSINA SPECUIALE. E una cittadina francese, santilariese d’adozione ha aggiunto: «Ci sono persone speciali e uniche che migliorano una comunità. Ero appena arrivata in paese, ero spaesata e non conoscevo nessuno. Don Franco mi ascoltava, mi faceva ridere e mi parlava in francese, sentendo che ne avevo bisogno. Avrà sempre un posto speciale nel mio cuore». —


 

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