Gazzetta di Reggio

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A Reggio spesi in diciotto mesi 23 milioni per l’accoglienza

Ambra Prati
Una manifestazione di migranti a Reggio Emilia
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Una manifestazione di migranti a Reggio Emilia

Il bilancio presentato all’hotel Posta da Ceis e coop sociali. In drastico calo i richiedenti asilo dopo il boom del 2016 

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REGGIO EMILIA.  Nel Reggiano, nell’ultimo anno e mezzo (da inizio 2017 al 30 giugno 2018) si sono contati 1.620 richiedenti asilo (lo 0,3% sulla popolazione complessiva), mentre gli arrivi negli ultimi quattro anni sono stati 2.920, segno che molti sono transitati sul nostro territorio proseguendo il viaggio. Parliamo di migranti e di tutto ciò che i nuovi arrivi – nel flusso migratorio di massa dai barconi del sud verso il nord – comportano in termini di gestione, costi e necessità sociali. È la fotografia scattata dal “Bilancio dell’accoglienza a Reggio Emilia”, presentato all’hotel Posta in anteprima da Ceis e cooperative sociali (centro sociale Papa Giovanni XXXIII, Coress-Il Piccolo principe, Dimora d’Abramo, La Vigna, L’Ovile e Madre Teresa), le due cordate che finora hanno gestito l’accoglienza e che hanno snocciolato dati e numeri nell’ambito di un evento inserito nelle manifestazioni celebrative del 70esimo di fondazione di Confcooperative Reggio.

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TREND IN CALO. Per il secondo anno consecutivo (a partire dal secondo semestre 2017, quando i richiedenti asilo sono stati 79) i richiedenti asilo nel Reggiano sono in drastico calo in confronto al boom del 2016. È l’effetto dell’onda lunga, a livello nazionale, del decreto Minniti e dell’accordo-giro di vite tra Italia e Libia del luglio 2017; ma anche del fatto che nella distribuzione lungo la penisola Reggio, nel 2017, aveva già dato, perciò i nuovi arrivi sono stati dirottati altrove. All’interno del nostro territorio, nell’ultimo quadriennio, la città ha assorbito oltre 700 richiedenti asilo sul totale di 2.920: soglia d’impatto, anche se il triplo è stato diluito in provincia.

LE CIFRE. L’identikit del migrante è un giovane (il 73% ha meno di 30 anni), con livello di istruzione elementare (basso, ma comunque superiore a quello medio dei Paesi d’origine), in prevalenza uomo (la fetta più consistente, 1.431, mentre le donne sono 126 pari al 7,2% e i minori 63, pari al 2%). Tra i motivi che hanno indotto il migrante tipo ad abbandonare il continente di nascita svetta la povertà e l’aspetto economico, ma non mancano guerre tribali, corruzione e carestie. Nella graduatoria dei continenti, è l’Africa a registrare una vera e propria emorragia: se nel Reggiano si contano ben 26 nazionalità, infatti, in testa c’è la Nigeria con 639 arrivi, seguita da Costa d’Avorio (278), Gambia (248) e Guinea (242); solo il Bangladesh (al quinto posto con 214) interrompe la sequenza che parla africano.

L’UTILIZZO DEI SOLDI. Il bilancio dell’ultimo anno e mezzo (da gennaio 2017 al 30 giugno 2018) delle due Rti si aggira sui 30 milioni di euro, dei quali 23 milioni usciti per le voci principali di spesa. Ben 11 milioni e 620mila euro sono andati in affitti e manutenzioni, all’indirizzo dei 300 proprietari reggiani che hanno messo a disposizione 298 appartamenti distribuiti su 40 Comuni; in tempi di alta morosità le coop hanno significato pagamenti certi. Oltre 4 milioni sono stati usati nell’acquisto di beni (vestiario, telefonia, trasporti, sanità). Più di 7 milioni impiegati per le retribuzioni dei dipendenti (210 gli operatori assunti solo per l’ultimo progetto) e oneri versati a diversi istituti (mezzo milione solo di Ires e Irap). Sfuggono al bilancio le “ricadute valoriali”: 645 volontari, 973 analfabeti scolarizzati, 325 tirocini formativi, 104 contratti di lavoro. —


 

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