Cordate reggiane preoccupate «La legge repressiva non paga»
REGGIO EMILIA. Quello che viene definito il “modello Reggio” sta per finire. Già si avvertono i primi scricchiolii causati dalla “Legge Sicurezza e Immigrazione” (decreto Salvini), che ha tagliato i fondi ai gestori (anche nella nostra città l’ultimo bando pubblicato dalla Prefettura il 4 marzo scorso ha ridotto da 35 euro al giorno all’incirca a 20 euro la somma pro capite per i soli vitto e alloggio) e fatto calare la mannaia sulle richieste d’asilo per motivi economici. Significherà, per le cooperative, meno personale e addio ai servizi “accessori”. Per correre ai ripari, le cordate reggiane hanno presentato tre proposte, che riprendono quelle formulate dall’Anci (l’associazione nazionale Comuni italiani) nel novembre scorso: l’istituzione di un permesso di soggiorno temporaneo per “comprovata volontà di integrazione”, valido sei mesi, emesso dal questore e convertibile in permesso di soggiorno per chi frequenta scuole, ha un contratto di lavoro o oltre 100 ore di volontariato; il diritto temporaneo alla residenza, per accedere ai servizi anche senza documenti; consentire l’accesso ai progetti Sprar dei richiedenti asilo “vulnerabili” (famiglie con bimbi), che altrimenti ricadrebbero in capo ai Comuni. Proposte che dovranno tradursi in una legislazione nazionale mentre, per ora, il ministero dell’Interno va nella direzione opposta.
«L’accoglienza diffusa ha portato benefici al nostro territorio: speriamo che in futuro sia premiata la volontà di integrazione e punito chi delinque, perché il rischio della nuova legge, che metterà centinaia di persone senza documenti in giro per l’Italia, è che i migranti lavoreranno in nero o diventeranno facili prede per la criminalità organizzata», ha detto il presidente della Papa Giovanni, Matteo Iori.
«Siamo preoccupati per le nuove norme – gli ha fatto eco il presidente della Dimora d’Abramo, Luigi Codeluppi – i requisiti per il permesso di soggiorno sono sempre più stretti e quelli per ottenere la protezione internazionale sempre più escludenti. L’atteggiamento repressivo, a nostro avviso, non paga»
«Sono stati anni difficili. Non so dire quanti giorni mi sono alzato pensando alla faccia che avrebbe fatto Codeluppi – ha scherzato il sindaco Luca Vecchi – Tra 2014 e 2017 abbiamo dovuto gestire un ritmo d’accoglienza sostenuto; da un anno e mezzo a questa parte si respira. Il vento però è cambiato e la Legge Sicurezza paventa scenari che con la sicurezza hanno ben poco a che fare, perché una massa di persone uscirà dal percorso protetto. Credo che la sfida principale, a breve, non sarà l’accoglienza bensì l’integrazione».
«Difficile immaginare cosa succederà, alla luce delle tensioni politiche che agitano Italia ed Europa» ha premesso il vescovo Massimo Camisasca, che ha elogiato la Caritas per aver «offerto aiuto in modo autonomo» e la realtà di Confcooperative, «nata dalla carità cristiana». —
Am.P.
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