Gazzetta di Reggio

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Gessi, la Valli fa ricorso al Tar contro l’ordinanza di Arpae

Elisa Pederzoli

La società bresciana ha chiesto l’annullamento anche di questo provvedimento che impone la bonifica dei capannoni di via Righetta ancora sotto sequestro

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Come era facile immagine, la Valli Spa ha fatto ricorso anche contro l’ordinanza emessa dall’Arpae e che impone la bonifica dei capannoni di via Righetta dove sono stati stoccati i gessi di defecazione risultati contaminati.

Le contestazioni

Se quella prodotta dal Comune di Fabbrico è stata annullata dal Tar per incompetenza, ora non dovrebbe esserci dubbio sulla competenza di questo atto. Infatti, la società bresciana punta al merito.

E cita la perizia chiesta dal giudice – nel procedimento penale aperto dalla procura di Reggio e che vede un indagato – e acquisita in incidente probatorio. Una relazione, quella del professor Aldo Roda, che è stata duramente contestata in udienza il 29 giugno del 2018 dal pubblico ministero Maria Rita Pantani, titolare dell’indagine, e che sosteneva «l’assoluta insussistenza» di nessi tra la presenza dei materiali della Valli e i parametri fuori legge rilevati dagli accertamenti eseguiti dai carabinieri forestali, nella zona dei capannoni di via Righetta in cui ancora i gessi sono sotto sequestro.

Il punto sui cui la Valli insiste è che non si può stabilire che l’autore della contaminazione sia la Valli stessa. E contesta che nonostante la perizia dell’incaricato dal giudice, Arpae abbia comunque emesso l’ordinanza ora oggetto di ricorso, un’ordinanza che fa riferimento alla relazione dei carabinieri forestali di Reggio. Inoltre, contesta ad Arpae di non aver svolto altri accertamenti sulla contaminazione «ignorando - contestano - gli esiti della perizia del professor Roda» che escludeva che ci fossero stati processi di dispersione intorno ai capannoni.

LE RICHIESTE

Da qui, il ricorso presentato dagli avvocati della Valli Spa contro l’ordinanza di Arpae, ritenuta illegittima perché in violazione della normativa di riferimento per l’individuazione dei responsabili della contaminazione, ma anche nel stabilire il livello di contaminazione stesso. Secondo il ricorso della Valli, l’ordinanza è annullabile per «la violazione e la falsa applicazione» della normativa per stabilire i limiti degli idrocarburi e del Toluene, sostanze trovate dai carabinieri forestali nei gessi sotto accusa.

Secondo la Valli, inoltre, quel provvedimento provoca conseguenze «immediate gravissime» per il ricorrente.

In base a questo, dunque, viene chiesto l’annullamento dell’ordinanza che imponeva invece alla Valli Spa di bonificare i capannoni di via Righetta.

Capannoni che, ormai da molti mesi, restano sotto sequestro penale. Una situazione cristallizzata, in attesa non solo di quanto deciderà il Tar di Parma ma anche di come evolverà il procedimento penale relativo ai gessi di defecazione, utilizzati come fertilizzanti sulle campagne di Fabbrico e dintorni. —



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