Intercettato mentre cerca di “salvare” il patrimonio
GUALTIERI-MONTECCHIO. È un Giuseppe Giglio piuttosto preoccupato quello che viene intercettato dai finanzieri di Cremona mentre parla al telefono con il padre: Non ci devono entrare niente con nessuna cosa!... è logico… è logico!.. Eh che faccio?... dopo 20 anni di Reggio Emilia.. che ho fatto?... non ho fatto niente allora? Mah … posso pure fallire! Però…mi segui? Eh quello che non mi interessa me lo possono pure toccare che non me ne frega niente! Mi segui? … la lascio là a posta!... è come se tu prepari una tagliola e ci metti il formaggio!... no. In sostanza, l’allora imprenditore (con sede operativa a Gualtieri e abitazione a Montecchio) temeva di finire nella trappola dei beni sequestrati dall’Antimafia e voleva mettere come esca quanto possiede al Nord (che a quanto pare non gli interessava), per evitare il blocco di 5 società e 31 immobili che controlla al Sud, fra cui uno sfarzoso agriturismo (pieno di statue d’ispirazione classica) a cui tiene tanto. Non sa però che gli inquirenti sono già sulle sue tracce, finché per lui nel 2015 arrivano le manette ed il monumentale sequestro di beni ora divenuto confisca e patrimonio dello Stato. Giglio dal 2016 è collaboratore di giustizia e ha riempito fior di verbali negli interrogatori davanti ai magistrati antimafia e nei vari processi in cui è stato sentito. Di sé all’interno della cosca dice che non è stato “battezzato”, ma col tempo era diventato un importante riferimento nel meccanismo delle false fatturazioni e per le sue conoscenze professionali. Snocciola fior di affari illegali con aziende (cifre astronomiche nella vendita della ghiaia in nero), fa riferimento alle tangenti che “fioccano” negli appalti pubblici. —
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