L’impero di Pino Giglio da 40 milioni di euro è ora tutto dello Stato
Le Fiamme Gialle in azione alla luce della sentenza definitiva di Aemilia che ha confermato gli affari illeciti del clan Grande Aracri
Un patrimonio immenso, da 40 milioni di euro fra complessi immobiliari, strutture turistico-alberghiere, società agricole, imprese edili, agenzie immobiliari, società di trasporti e logistica. Una maxi confisca (62 beni si trovano nel Reggiano per 12 milioni di euro) grazie alle sentenze definitive di Aemilia – effettuata dalla Guardia di finanza di Cremona coadiuvata dai colleghi di Crotone, con il coordinamento della Dda di Bologna – interamente riconducibile a Giuseppe “Pino” Giglio, 51 anni, ora collaboratore di giustizia che per il suo pentimento è stato “premiato” sul piano giudiziario, chiudendo il processo Aemilia con una condanna soft (6 anni di carcere) rispetto alle accuse contestategli.
ORGANIZZAva iL CLAN
Del resto stiamo parlando di uno degli “organizzatori” (con attorno a sè complici e prestanome) della cosca emiliana che agiva in forma autonoma ma mantenendo un saldo rapporto con Nicolino Grande Aracri, boss di Cutro.
Le indagini sono state innescate da un episodio di usura ai danni di un imprenditore cremonese che era “taglieggiato” da un piacentino. Gli approfondimenti e l’analisi dei flussi finanziari (poi confluiti nell’inchiesta Aemilia) hanno consentito di portare alla luce ulteriori episodi illeciti. In un caso era stato fatto un prestito da 700mila euro (soldi messi a disposizione da Giglio attraverso alcuni sodali) e la vittima ha dovuto restituire oltre un milione di euro, vale a dire l’applicazione di un prestito ad interesse usurario del 200%. Tutto ciò è stato possibile grazie allo strumentale utilizzo di società fasulle i cui bilanci apparivano perfettamente regolari grazie alla complicità di professionisti conniventi: oltre 20 milioni le fatture false scoperte.
UN RICCO PATRIMONIO
I finanzieri di Cremona hanno confiscato nel dettaglio: 253 immobili industriali, commerciali e abitazioni nelle provincie di Reggio Emilia, Parma, Modena, Mantova, La Spezia e Crotone; 19 società operanti nelle provincie di Reggio Emilia (8 fra Reggio Emilia, Brescello, Gualtieri e Reggiolo), Parma, Mantova, Verona e Crotone; 50 automezzi, compreso un intero parco di autoarticolati che erano di due aziende di Gualtieri controllate da Giglio. Parte degli immobili e delle autovetture è stata posta a disposizione delle forze di polizia, mentre gli autoarticolati sono stati consegnati ai vigili del fuoco per le proprie attività istituzionali. «Le nostre indagini economico-finanziarie – rimarca il colonnello Cesare Maragoni, comandante della Guardia di finanza di Cremona – hanno consentito di colpire il sodalizio criminale nel cuore dei propri interessi economici, patrimoniali e imprenditoriali, consentendo di restituire alla collettività i beni accumulati per finalità sociali». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
