La ’ndrangheta di Aemilia arriva in Veneto Otto arresti e 20 indagati a Reggio Emilia
I fratelli Bolognino e Blasco nella rete della Dda di Venezia. Indagato anche Giglio, colpito da un’ondata di confische
REGGIO EMILIA. Doppia operazione, in Veneto e a Cremona, ma con forti ripercussioni anche nel Reggiano e nel Modenese, dove sono stati eseguiti diversi arresti in una vasta operazione contro la ’ndrangheta radicata in Emilia ma con propaggini nel Nord Est dell’Italia.
Dall’alba di ieri i militari del comando provinciale dei carabinieri di Padova e della guardia di finanza di Venezia hanno dato esecuzione a 33 misure di custodia cautelare a seguito di indagini dirette dalla Procura Distrettuale Antimafia di Venezia nei confronti di appartenenti ad un’organizzazione criminale di matrice ’ndranghetista operante in Veneto, gemmata dalla cosca Grande Aracri, egemone a Cutro e a Reggio, finita poi al centro del processo Aemilia. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio, usura, sequestro di persona, estorsione ed emissione di fatture inesistenti.
MANETTE A REGGIO
Sono una ventina gli indagati reggiani, di origine calabrese e molti dei quali già condannati nel processo Aemilia. Otto gli arresti con la misura in carcere: si tratta di Gaetano Blasco, Michele Bolognino, Sergio Bolognino, Francesco Bolognino, Agostini Donato Clausi, Gianni Floro Vito, Giuseppe Richichi e Francesco Scida. Disposti gli arresti domiciliari per altri indagati reggiani: Antonio Brugnano, Marco Carretti, Salvatore Innocenti, Antonio Mazzei, Giuseppe De Luca, Sergio Lonetti e Vincenzo Marchio. Manette anche a Modena: si tratta di Antonio Genesio Mangone, originario di Cosenza ma residente a Finale Emilia, ristretto ai domiciliari, mentre Patrizia Pilo, residente a Castelvetro, è indagata. Gli arresti si inquadrano in una operazione contro la cosca Grande Aracri radicata a Reggio Emilia e che aveva già subito un duro colpo dall’operazione Aemilia del gennaio 2015. La nuova operazione, denominata Camaleonte, riguarda l’espansione in Veneto della cosca originaria di Cutro, in provincia di Crotone, e a Reggio Emilia, dove lo scorso novembre si è chiuso il dibattimento con 1.200 anni di carcere per 120 condannati, che seguono le condanna in cassazione degli abbreviati.
IL COLPO A CREMONA
Sempre ieri, la Guardia di finanza di Cremona, in collaborazione con le Fiamme gialle di Crotone, ha confiscato beni mobili e immobili per un valore di 40 milioni di euro appartenenti ad esponenti della cosca di ’ndrangheta riconducibile a Nicolino Grande Aracri, ma in realtà riconducibile per buona parte al pentito Pino Giglio (indagato anche nell’inchiesta Camaleonte), crotonese che aveva messo radici a Montecchio Emilia. L’indagine, coordinata dalla Dda di Bologna, ha consentito alla Corte d’Appello del capoluogo emiliano di giungere alla definitiva condanna di esponenti di spicco della cosca stanziatasi nelle aree a cavallo di Lombardia ed Emilia.
Le indagini hanno preso spunto da un episodio di usura perpetrato ai danni di un imprenditore cremonese da parte di un usuraio piacentino. I proventi degli illeciti sono stati quindi riciclati attraverso molteplici investimenti: in complessi immobiliari, in strutture turistico-alberghiere, in società agricole, in società edili ed immobiliari, in imprese di trasporti e logistica.
LE REAZIONI
Dopo la nuova operazione contro la ’ndrangheta, la Provincia di Reggio Emilia ribadisce «che da parte delle istituzioni continua, con analoga convinzione, quello sforzo che da Aemilia in poi la comunità reggiana ha profuso per ribadire il proprio fermo rifiuto nei confronti di qualsivoglia tentativo di infiltrazione malavitosa, di violenza o prevaricazione».
Un impegno, sottolinea il presidente Giorgio Zanni, «di cui Provincia e Comuni intendono continuare a essere protagonisti, proseguendo a coinvolgere in particolare le giovani generazioni, come è stato in questi anni e come sarà in futuro, a partire dalla nuova edizione del festival della legalità “noicontrolemafie” che si aprirà il primo aprile». —
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