Legacoop è a corto di dirigenti giovani: «Costretti a ricandidare i pensionati»
Misura presa dalla direzione nazionale. Volta: «Scelta resa necessaria per la mancanza di candidati: cambiamo passo»
REGGIO EMILIA. Nonostante i venti di crisi degli anni passati, quello presentato ieri è stato un bilancio di mandato all’insegna dell’orgoglio. Negli ultimi quattro anni la cooperazione “rossa” targata Legacoop ha visto crollare il settore delle costruzioni, intervenendo però per non tagliare il filo con la base sociale, vera anima del sistema, come ha ribadito ieri Andrea Volta, che durante il congresso di Legacoop Emilia Ovest – che rappresenta 305 cooperative nelle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza per un totale di oltre 400mila soci, 62mila occupati, un valore della produzione complessivo di oltre 7 miliardi di euro, un patrimonio intergenerazionale netto di 2 miliardi – ha fatto il punto della situazione. Volta è stato riconfermato presidente insieme ai vice Luca Bosi di Reggio e Fabrizio Ramacci di Piacenza, che formano il vertice della sigla.
Loro tre sono la prova che di giovani dirigenti c’è traccia nel mondo della cooperazione. Ma rischiano di essere mosche bianche, visto l’appello fatto ieri proprio da Volta sul mancato ricambio generazione in vista delle elezioni della Legacoop nazionale e regionale.
«La direzione nazionale del 26 febbraio scorso ha votato la deroga al regolamento sull’incandidabilità dei dirigenti già in pensione – annuncia Volta – Regolamento deliberato dall’assemblea dei delegati nazionale il 30 novembre 2018. Questa scelta, che si è resa necessaria per la mancanza di candidati, mette l’organizzazione in una situazione di oggettiva debolezza. Ancor di più se pensiamo che uno dei nostri principi più importanti è quello dell’intergenerazionalità: noi più degli altri abbiamo il dovere di preparare le future generazioni ad assumersi le responsabilità, anche quelle più gravose e difficili».
Per non rimanere con scranni vuoti, quindi, per il regionale e il nazionale si attingerà ancora una volta dalla riserva dei pensionati, dirigenti in ballo da decenni chiamati ancora una volta a fare da stampella a un sistema che sta coltivando nuove leve, avendo però accumulato troppo ritardo. «È necessario, fin dai primi giorni dopo il congresso interrogarsi profondamente sulle cause che ci hanno portato a questa impasse – ha detto Volta – Se non si farà un’analisi puntuale e non si agirà efficacemente nell’individuare soluzioni, ci troveremo tra quattro anni in grande difficoltà. Lungo il prossimo mandato dovremo individuare sia il futuro presidente nazionale che quello di Lega Emilia Romagna. Non arrivare pronti a scadenze di questa portata è un rischio enorme. Dobbiamo tutti quanti caricarci sulle spalle un pezzettino del problema e trovare insieme soluzioni all’altezza di questi ruoli».
Volta, durante il congresso ospitato nella Cantina di Albinea-Canali, ha ribadito il forte richiamo anche al sistema della rappresentanza delle imprese, Camera di commercio in primis, visto lo stallo dell’unificazione avvenuto nell’ente che doveva raggruppare Reggio, Parma e Piacenza.
«Siamo arrivati vicinissimi al risultato di avere una unica Camera per le nostre tre province ma ci siamo fermati ad un passo dal traguardo, in parte perché il nuovo governo ha ridotto il numero minimo di aziende per una Camera di Commercio, ma soprattutto perché non si è trovato un accordo tra le associazioni di categoria sui membri di giunta e sulla presidenza – ha detto Volta – In questo modo non facciamo il bene delle nostre aziende e dei nostri territori. Lanciamo da qui un appello perché il percorso possa ripartire, con la speranza che diventi un esempio per altre istituzioni che vanno ristrutturate quanto prima. Mi riferisco in particolare alle Province. Oggi sono in un limbo: esistono ma hanno poche deleghe e pochissime risorse. Perché non progettiamo un’unica provincia da Piacenza a Reggio? Sarebbe un traguardo straordinario che darebbe grande slancio all’Emilia Occidentale». —
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