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Parmigiano Reggiano

«La prima culla del re dei formaggi? In zona Gualtirolo»

Miriam Figliuolo
La corte di Gualtirolo a Campegine
La corte di Gualtirolo a Campegine

Le tesi di studiosi rilanciate da Garavaldi: «Lì e al Traghettino le corti rurali dei benedettini con tanto bestiame e i fontanili»

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CAMPEGINE. Farà scattare sulla sedia i sostenitori della teoria per la quale è la terra “culla” del Parmigiano Reggiano è altrove (vedi Bibbiano), ma sta trovando nuovo credito l’ipotesi – già enunciata da importanti studiosi locali come Giuliano Bagnoli e Mario Iotti – secondo cui le prime forme del re dei formaggi vennero realizzate dai monaci benedettini tra Campegine e Cadelbosco Sopra, nelle rispettive grange di Gualtirolo e del Traghettino. Un’ipotesi che affascina gli appassionati di storia locale e che è stata rilanciata da uno di loro, Italo Garavaldi, ingegnere meccanico, cultore di storia e architettura reggiana, nonché scrittore (suo e del fratello Livio lo pseudonimo I.L.Federson, autore di romanzi gialli) e gran «camminatore», come lui stesso si definisce. Le foto e i commenti postati sulla sua pagina Facebook e su quelle delle diverse comunità locali hanno sortito molto interesse.

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L'AUTOCANDIDATURA

«Non dico cosa nuova – si schermisce subito lui –. Sul sito ufficiale del Comune di Campegine, alla pagina “I luoghi d’origine del Parmigiano Reggiano”, si legge infatti: “La storiografia ufficiale di questi ultimi anni ha dimostrato inequivocabilmente la paternità dei monaci benedettini quali primi produttori del formaggio grana”. Ebbene, considerando che dalla fine dell’XI secolo sul territorio di quel Comune è presente una delle più importanti corti benedettine del comprensorio del Parmigiano Reggiano, questa affermazione potrebbe suonare come un velato tentativo di Campegine di autocandidarsi a culla del re dei formaggi. Leggendo poi il resto della pagina e le dotte argomentazioni riportate, il sospetto trova ulteriori conferme. E, pur nella consapevolezza che esistono motivi altrettanto sensati per ipotizzare che i luoghi d’origine siano altri, a ben pensarci la tesi ha una sua ragionevolezza».

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PRATI STABILI

I fondamenti di tale tesi sono presto detti. «Parallelamente all’analisi storica basata su documenti notarili e di altra origine, peraltro abbastanza controversi, vanno tenute presenti anche le considerazioni di natura agronomica, in particolare quelle riguardanti la necessaria estensione di pascoli e di prati stabili per la produzione di foraggio».

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LE RISORGIVE

Non solo. «La corte di Gualtirolo – fa notare Garavaldi – sorgeva in un luogo certamente idoneo all’allevamento di molti bovini. La zona di Campegine, poi, aveva una peculiarità: le risorgive (i cosiddetti “fontanili”, con acqua alla stessa temperatura tutto l’anno). Il microclima attorno ai fontanili e ai canali che alimentavano potrebbe aver permesso di produrre discrete quantità di foraggio fresco tutto l’anno, anche in inverno, circostanza che sarebbe stata un vantaggio non di poco conto. Va infine ricordato che nella vicina Vico Zoaro (Cadelbosco Sopra), a solo un paio di chilometri in linea d’aria, c’era un’altra corte gestita dai monaci: il Traghettino. Dunque, due corti rurali benedettine, entrambe con enormi possedimenti terrieri nella stessa area, che potevano cooperare: un’altra caratteristica unica di quel territorio». —




 

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