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CASTELNOVO MONTI 

Le Cicogne: «Stop al rischio di nascita sugli elicotteri»

Le Cicogne: «Stop al rischio di nascita sugli elicotteri»

Altre due donne trasportate in volo verso l’ospedale perché vicine al parto  «Se accadesse, non ci sarebbe la necessaria assistenza per donne e bimbi»

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CASTELNOVO MONTI. Ha portato a una nuova impellente richiesta al presidente della Regione, Stefano Bonaccini, da parte del comitato “Salviamo le Cicogne”, il caso di due donne ormai a termine della gravidanza che, sull’Appennino modenese, hanno vissuto in prima persona il disagio dovuto alla chiusura del punto nascite di Pavullo nel Frignano, così come è avvenuto per quello di Castelnovo Monti e per quello di Borgotaro, nel Parmense.

Due donne soccorse in emergenza ostetrico-ginecologica sabato sera a Pievepelago e domenica sera a Pavullo. Le donne sono state trasportate dall’elisoccorso di Bologna in emergenza al Policlinico di Modena. Stanno entrambe bene. Una delle due ha partorito subito dopo essere arrivata in ospedale.

«Una delle cose che non deve succedere è un parto in elicottero – afferma Nadia Vassallo, portavoce del comitato “Salviamo le Cicogne” – poiché sarebbe rischioso e non consentirebbe la necessaria assistenza alla donna e al bambino. Nonostante questo, è già la terza volta che si ha notizia di donne della montagna emiliana trasportate in elisoccorso per raggiungere gli ospedali di pianura perché sono in procinto di partorire e i tempi tecnici non consentivano trasporti in ambulanza».

«Oltre ai casi di Pavullo e Pievepelago dei giorni scorsi – prosegue la portavoce del comitato “Salviamo le Cicogne” – c’è stato il caso di una donna di Gatta per la quale l’elicottero non arrivò nemmeno per un problema tecnico. Due di queste gestanti hanno effettuato il parto appena arrivate in ospedale».

«Questa non è sicurezza; anzi, questo è un grave rischio che si fa correre alle donne e ai bambini pur di non arretrare sulla decisione presa dalla Regione Emilia Romagna di chiudere i punti nascita con pochi parti di montagna anziché quelli di pianura, più comodi ai grandi ospedali. E non si tratta neanche di casi da ginecologia h24, in quanto non si trattava di una diversa emergenza ginecologica, ma di un parto a termine, quindi con la necessità di partorire in un ospedale che rispetta gli standard di sicurezza di 1° livello, quali erano i punti nascita prima di essere chiusi».

«A Roma – prosegue Nadia Vassallo – hanno fatto di nuovo sapere che rivedrebbero con piacere il parere di deroga sulla base delle nuove informazioni che gli abbiamo consegnato, ma sarebbe opportuna la richiesta della Regione Emilia Romagna. Ora, il presidente Stefano Bonaccini ha intenzione di mandare una richiesta di revisione del parere, alla luce di quanto sta succedendo? La sicurezza delle donne e dei bambini della montagna emiliana – concludela portavoce del comitato “Salviamo le Cicogne” – dipendono dalla sua volontà». —

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