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Lotta agli abusivi: il Comune sigilla gli alloggi sfitti in zona stazione

Ambra Prati
Lotta agli abusivi: il Comune sigilla gli alloggi sfitti in zona stazione

Si è partiti dagli immobili dove i proprietari sono d’accordo, ma poi si passerà a quelli delle persone che sono irreperibili

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REGGIO EMILIA. Quattro appartamenti sfitti “sigillati” con pannelli di legno avvitati alla parete. Stessa sorte toccherà ad altri dieci nelle prossime settimane. È solo l’inizio del piano “Prevenzione degrado urbano e sicurezza pubblica in zona stazione ferroviaria e via Turri”, con il quale la giunta del Comune di Reggio Emilia ha dato il via libera alla chiusura degli accessi di alloggi e pertinenze private, in accordo con i proprietari.

LA DELIBERA

La delibera, fresca di approvazione, è datata il 7 marzo scorso. Alla luce degli incendi avvenuti in dicembre al civico 33 e 35, la “stretta” sull’edilizia privata fuori controllo era stata preannunciata nel gennaio scorso dal sindaco Luca Vecchi, che a margine di un incontro al Binario 49 di via Turri aveva prefigurato una serie di controlli straordinari sugli appartamenti sfitti, che spesso diventano ricettacolo di occupanti abusivi, alcolizzati o spacciatori: un rischio sociale, per contrastare il quale il primo cittadino aveva parlato di verifiche a tappeto e provvedimenti.

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La delibera si pone l’obiettivo dichiarato di «prevenire il degrado e accrescere le condizioni di convivenza civile e sicurezza nel quartiere della stazione storica centrale».

Nel documento si predispone una serie di azioni su immobili di proprietà privata e si stabiliscono i compiti dei vari servizi comunali: si autorizza il servizio Ingegneria e Manutenzione del Comune di Reggio Emilia «a procedere con ulteriori tamponamenti, o chiusure adeguate, di porte di accesso o altri varchi di alloggi e loro pertinenze».

GLI INCENDI

L’operazione è basata su una dettagliata relazione di servizio redatta da questura e polizia municipale negli immobili ubicati in via Turri dal civico 25 al civico 47: una mappatura porta a porta della situazione reale degli alloggi, sui quali stanno proseguendo tuttora i controlli, dopo che le verifiche dell’anno scorso si erano concentrate su garage e cantine. Da notare che la direttiva si applica nelle proprietà situate in via Turri, da dove si è iniziato perché più a rischio, ma «si estende a tutte le vie del quartiere stazione, cointeressato a criticità di sicurezza urbana».

La cifra stanziata e già prevista nel bilancio 2019 per l’operazione è pari a 5mila euro e «non comporterebbe un onere eccessivo per il Comune». Il perché di una somma così esigua, a fronte di centinaia di appartamenti, è presto detto.

VOLENTI O NOLENTI

Nel documento è scritto nero su bianco che «per alcuni appartamenti, non occupati, si è accertato che i proprietari hanno già posto in essere misure atte a impedirne l’accesso»; in altri (i quattro chiusi finora) i proprietari, contattati dalle autorità, hanno collaborato e si sono detti d’accordo per installare i pannelli come misura aggiuntiva; in altri appartamenti invece «non è stato possibile contattare il titolare, poiché non reperibile o attualmente residenti all’estero».

Per procedere servirebbe il consenso dei proprietari degli immobili. Ma nel caso i proprietari siano irreperibili gli appartamenti saranno considerati «abbandonati» e quindi si applicherà l’articolo 15 del Regolamento di «polizia urbana per la civile convivenza» .

Agli intestatari collaborativi il Comune propone, e si offre, di eseguire il lavoro a proprie spese; a quelli inadempienti, che non risponderanno ai ripetuti richiami e tentativi di contatto, è stato dato «mandato ai Servizi comunali di procedere per impedire l’occupazione abusiva e al Servizio Ingegneria e Infrastrutture del Comune di procedere alla chiusura fisica degli ambienti, predisponendo il recupero delle spese nei confronti dei proprietari inadempienti».

Vale a dire l’amministrazione provvederà alla chiusura di sua iniziativa, rivalendosi sui titolari per il costo affrontato, «con il recupero delle spese ai danni dei proprietari stessi», ammesso che sia possibile. Il che implica una tempistica lunga e laboriosa. L’obiettivo primario comunque è quello di porre un freno alle situazioni di degrado e di non fermarsi, data l’urgenza, di fronte all’ostacolo dell’irreperibilità dei proprietari. —


 

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